Spazi Comuni: potenzialità e vocazione

COSTRUZIONE, le basi teoriche per una comunità di cohousing

il risultato dei laboratori del 25/06/2016

Critiche costruttive

Alcuni laboratori che hanno coinvolto i partecipanti a Porto 15 si sono incentrati sullo studio approfondito e critico del progetto architettonico, utile a capire meglio gli spazi che si andranno ad abitare singolarmente e gestire in collaborazione.
La lettura dei progetti, tramite disegni, schizzi, tracciamenti in scala reale, ha portato i partecipanti a muovere alcune piccole critiche su delle scelte distributive adottate in progetto, alle quali hanno seguito importanti momenti di creatività e proposta di soluzioni alternative.

proposte

In particolare la sessione di progettazione partecipata si è incentrata in prima battuta sugli spazi privati. In modo libero è stato chiesto a tutti di apportare dei suggerimenti in merito alle diverse tipologie degli alloggi.
Le proposte sono state appuntate direttamente sui disegni e quindi raccolte in una sintesi condivisa alla quale ciascuno ha apportato il proprio contributo.
Molte delle richieste e delle soluzioni si sono sovrapposte e hanno evidenziato un desiderio piuttosto comune di modificare alcuni piccoli aspetti caratterizzanti le diverse tipologie di alloggio.

cartelloni schizzi

Per semplicità di esposizione, si riporteranno le diverse proposte di modifica per ogni tipologia di alloggio (A,B,C1, C2, C3) partendo dalla situazione originaria prevista attualmente in progetto.

appunti alloggi

 

Tipologia A

VARIANTI ALLOGGI 4

Alcuni dei partecipanti candidatisi per questo tipo di alloggio si aspettavano di poter fruire di due camere da letto separate ed indipendenti. Le proposte alternative sono state quindi motivate sopratutto da questa necessità, che tecnicamente non comporterebbe gravose modifiche dal punto di vista distributivo.

VARIANTI ALLOGGI 2

La soluzione prevede lo spostamento degli attacchi della cucina in corrispondenza dell’attuale soggiorno, in modo da ricavare una camera singola aggiuntiva, chiusa ed indipendente. Altra variazione proposta, potrebbe essere quella della modifica della distribuzione dei sanitari nel WC, per poter godere maggiormente della luce proveniente dal finestrotto che, con la presenza del box doccia, potrebbe essere meno sfruttato.

VARIANTI ALLOGGI 1

La soluzione della camera al posto della cucina si presta anche all’uso lavorativo, esigenza di alcuni partecipanti.

Di contro, potrebbe manifestarsi l’esigenza di avere uno spazio piuttosto aperto, con la parete attrezzata per la cucina mantenuta nella posizione originaria e l’eventuale parete di chiusura realizzabile in un tempo successivo (tramite l’uso di tecnologie a secco quale cartongessi e montanti metallici).

VARIANTI ALLOGGI 3

 

Tipologia B

VARIANTI ALLOGGI 6

Questo tipo di alloggio non ha generato grosse perplessità nei confronti dei partecipanti, esclusa la proposta, diffusa anche per gli alloggi di tipo C, di modificare i bagni in modo da comprendere entro il loro perimetro la finestra. Pur riflettendo sulle possibilità ed i benefici offerti dalla ventilazione meccanica controllata prevista in tutti gli alloggi, i partecipanti si sono dimostrati piuttosto perplessi rispetto ai bagni ciechi, preferendo in modo molto deciso la presenza della finestra in bagno.

VARIANTI ALLOGGI 5

Osservando lo schema qui proposto la seconda camera da letto non ha più formalmente le caratteristiche dimensionali della matrimoniale, assumendo una conformazione meno regolare della versione originaria, ma comunque utilizzabile. Il disimpegno diventa inevitabilmente lungo.

 

Tipologia C1

VARIANTI ALLOGGI 9

Oltre alla questione del bagno cieco, in questo caso non ovviabile, molti partecipanti hanno espresso la necessità di ottenere un disimpegno tra servizio igienico e soggiorno, sia per questioni di comfort che per privacy, evitando che gli ospiti passino dalla camera da letto per fruire del bagno.

VARIANTI ALLOGGI 7

La modifica apportata consente comunque di conservare la camera matrimoniale, con dimensioni e caratteristiche abbastanza analoghe alla versione originaria.
Da alcuni partecipanti è stata elaborata anche la proposta di spostare la parete della cucina sul lato più lungo del soggiorno.

VARIANTI ALLOGGI 8

 

Tipologia C2

VARIANTI ALLOGGI 14

L’unico esemplare della tipologia C2 ha destato due osservazioni. La prima è la presenza di un disimpegno tra ingresso e soggiorno che ai partecipanti è sembrato superfluo.

VARIANTI ALLOGGI 12

La seconda riguarda il bagno cieco. Per ottenere una superficie della camera da letto sufficiente affinché possa restare matrimoniale, si è individuata una soluzione un po’ più articolata per la configurazione delle pareti del bagno.

VARIANTI ALLOGGI 13

 

Tipologia C3

VARIANTI ALLOGGI 11

Molto simile alla tipologia C1, le criticità emerse sono le medesime.
In questo caso però, avendo una camera da letto leggermente più piccola della tipologia C1, non sarà possibile erigere un muro divisorio realizzando un disimpegno a tutti gli effetti. Si potrà comunque modificare la configurazione del bagno in modo da ottenere l’entrata diretta dal soggiorno, ricorrendo a divisori mobili per la privacy della camera da letto.

VARIANTI ALLOGGI 10

 

Altre richieste e proposte

  • Quanto si può scegliere o concordare in merito alle finiture degli alloggi, controsoffitti compresi?
  • C’è la possibilità di installare delle porte scorrevoli?
  • Negli alloggi dell’ultimo piano è possibile prevedere delle parti a soppalco? E in questo caso, in che termini dal punto di vista economico?
  • E’ stato previsto un addolcitore - depuratore dell’acqua sanitaria?

LABORATORIO del 09-10/07/2016

Due giornate di lavoro e confronto in un laboratorio centrato sulla gestione della casa, sull’assunzione personale e collettiva di responsabilità, sulla valorizzazione delle competenze.

 Aspettative, più o meno...

Lo studio degli spazi fisici ci ha portato ad individuare delle funzioni, mediate tra le potenzialità dei luoghi e le aspettative (soddisfatte o meno) di ciascun partecipante al progetto.
Infatti, se da una parte gli spazi ci suggeriscono delle funzioni per proprie caratteristiche intrinseche (dimensioni, posizione reciproca rispetto a gli altri spazi, luminostà, ecc.), le aspettative che ciascuno dei partecipanti porta con sé nel progetto hanno la forza di veicolare l’individuazione di alcune attività e usi, anche molto diversi tra loro, per ciascuno spazio.
Lasciando per un momento da parte l’aspetto fisico e concreto degli spazi e concentrandoci in particolar modo sulle funzioni e le possibili attività emerse negli scorsi laboratori, abbiamo costruito una mappa che tenta di riassumere quanto registrato fino ad oggi.

mappa spcom

Ci sembra importante ragionare sulle aspettative, formatesi già per ciascuno dei partecipanti ancora prima di studiare i luoghi, e che in questi mesi probabilmente si stanno consolidando, modificando, stravolgendo.
Quanti di noi rincorrono a tutti i costi un giardino che non c’è? Quanti pensano con forza ad una attività all’interno di porto 15, come una caffetteria, un teatro, una palestra? E se il bagno cieco resta tale, che faccio?

Ha poi così senso tentare di concentrare a casa propria o nel proprio cohousing molte delle cose che già il quartiere in cui abiti offre di suo? Ha forse più senso contribuire a sviluppare le attività già presenti, o offrire cose che non ci sono, più che sforzarsi di creare piccoli cloni costretti in spazi a disposizione? E quanto tempo ciascuno dei partecipanti ha realmente a disposizione per organizzare delle attività? Che differenza c’è tra organizzare e partecipare?

In un cohousing l’impegno personale ha un grande valore, così come saper amministrare le proprie energie, saperle centellinare, dare loro una efficacia reale e utile al progetto. Disperdere energie in un progetto che ne richiede di continuo può essere piuttosto controproducente. L’invito alla riflessione sulla mappa alla luce di questi ragionamenti sarà molto utile per dar luogo ad un lavoro forse più di sottrazione che di moltiplicazione.

L'immagine sotto è quanto emerso dal laboratorio. Il lavoro fatto è stato ragionare e valutare se le varie attività sono facilmente realizzabili, se possono trovare uno spazio all'interno di Porto 15, se ci sono cose a cui il gruppo tiene particolarmente o altre a cui si può rinunciare.

 

Il cohousing ha un suo stile

A prescindere dall’amicizia tra i partecipanti, dai favori personali reciproci, dalla disponibilità caratteriale, il cohousing è un progetto che in qualche modo ha una sua esistenza indipendentemente dal singolo partecipante, che non si basa solo sugli affetti, sulla sintonia personale.
Il progetto ha una sua identità che i partecipanti contribuiscono a delineare e in coerenza con la quale ciascuno si muove all’interno del progetto stesso, a prescindere dai singoli rapporti personali.

a b c

d e f

Si tratta di una identità piuttosto concreta, fatta di cose da fare, spazi da gestire, energie da spendere, e sopratutto di criteri condivisi che guidano il fare le cose.

Dopo aver ragionato sul cosa fare, quindi passiamo al come fare. E’ qui infatti che si gioca molto dell’identità di un cohousing. Qualunque cosa si faccia o viene proposta, il cohousing ha un suo stile per affrontarla e renderla concreta, efficace e compiuta in tutti i suoi aspetti. E qui ritroviamo, forse in modo più concreto e applicato, i concetti di visione, missione ed obiettivi che abbiamo già affrontato in laboratori precedenti e che rivedremo più volte durante i nostri appuntamenti.

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Gestione

Una delle differenze sostanziali tra un normale condominio ed un cohousing, non è tanto data dalla disponibilità di spazi supplementari rispetto al proprio alloggio, né dalla disponibilità di attrezzature o svaghi che in altri luoghi non ci sarebbero. Il cohousing, cioè, non si può riassumere esclusivamente nel concetto di dotazioni di spazio, di spazio in più rispetto ad altre forme abitative.

Una delle caratteristiche principali di questo tipo di residenze, che si chiamano collaborative housing non a caso, è la collaborazione nella gestione di spazi che sono di uso comune.
Riuscire in modo efficace e soddisfacente a gestire degli spazi in modo collaborativo è la caratteristica non banale e non scontata del cohousing.

Definire un modello di gestione degli spazi in condivisione è una delle sfide più difficili ed interessanti da affrontare e rappresenta uno degli elementi maggiormente caratterizzanti l’identità del cohousing.

Uno spazio comune è normalmente in ordine o deve essere messo in ordine all’occorrenza?
Chi fa le pulizie delle parti comuni? Quanto pensiamo di delegare certe incombenze ad esterni?
Come pensiamo di occuparci di arredare gli spazi? Autocostruzione? Negozi? Riuso?
Abbiamo bisogno di regole scritte? Ci rendono più tranquilli? E se qualcuno non le rispetta che si fa?
Abbiamo bisogno di una forma organizzativa ben definita? Saremo una associazione di abitanti? Abbiamo bisogno di rappresentanza?
Esisteranno dei gruppi di lavoro?
Quanto posso essere utile nel progetto e in cosa?
Quanto mi interessa occuparmi degli aspetti pratici della conduzione della casa?
Quanto mi posso impegnare nella gestione quotidiana? E’ meglio che altri se ne occupino sotto compenso?
Esisterà una banca del tempo? Un’ora di pulizie vale un’ora di lezione d’inglese o una cena?
Facciamo i conti in modo rigoroso o no?

 

il risultato dell'incontro del 11/07/2016

Presenti: Massimo Useri, Lorenza Maluccelli, Gianluca Borghi - Asp Bologna (proprietà), Marco Guerzoni - Comune di Bologna, Germano Severini, Alessandra Rabbi - Acer (direzione lavori e appaltante), Chiara Mossetti, Paolo Sanna - Sumisura.

Spazi Privati

Prima di esplorare le singole soluzioni progettuali alternative emerse dai laboratori e proposte ad ASP e Acer, è necessario menzionare alcune premesse di carattere generale che si riflettono sui criteri che hanno guidato le relative risposte, dal punto di vista tecnico, rispetto ai tempi e alle possibilità amministrative e burocratiche.

 

Fibrogesso

Le partizioni interne saranno realizzate tutte in lastre in fibrogesso, pertanto con tecnologia a secco, che consente una maggiore flessibilità nel montaggio e smontaggio di porzioni di tramezzature rispetto alle soluzioni tradizionali in mattoni. Tale premessa non conferisce comunque una totale libertà di soluzioni e scelte, ma entro il mese di settembre sarà necessario fornire ad Acer le indicazioni precise sulle eventuali modifiche da apportare al progetto rispetto alla soluzione originaria.

 

Spostamento attacchi

I livelli dei piani finiti dei singoli piani sono dettati dalla scala di collegamento esistente, pertanto gli spessori di passaggio di tutte la parti impiantistiche ed in particolar modo degli scarichi, sono piuttosto esigui. Tale notazione di carattere tecnico induce a dire che difficilmente si riusciranno a fare degli spostamenti di attacchi cucina o degli scarichi dei bagni in posti differenti rispetto a quelli prestabiliti in progetto. Le murature perimetrali, per effetto della normativa antisismica, saranno rinforzate strutturalmente e pertanto non saranno impiegabili per il passaggio di tubazioni di scarico o di adduzione acqua.

 

Ventilazione meccanica controllata

La presenza di bagni ciechi è giustificata da due aspetti tecnici piuttosto importanti e caratterizzanti il progetto. Il primo dipende dalla scelta di razionalizzare le aperture finestrate e la conformazione regolare delle camere da letto, oltre che al rispetto delle superfici minime previste dai regolamenti edilizi e di igiene.
Il secondo è dato dalla scelta di installare comunque un sistema di ventilazione meccanica controllata del tipo a flusso semplice, che prevede il ricambio continuo d’aria, a bassa velocità, in tutto l’alloggio. Il meccanismo prevede l’ingresso di aria pulita dai locali soggiorno e camere da letto e l’espulsione dalle cucine e dai bagni, in modo controllato e continuo, evitando così l’insorgere di problemi di condense e muffe ed ottenendo un ottimale controllo igrometrico di tutti gli ambienti. Il sistema consente così di realizzare dei servizi igienici ciechi garantendone la salubrità e la qualità dell’aria, con consumi elettrici comunque molto contenuti.

ventilazione

Controsoffitti

La realizzazione dei controsoffitti si rende necessaria per una serie di motivi.
I solai attuali sono realizzati in tavelle in calcestruzzo e putrelle in acciaio, che verranno mantenute e rinforzate, ma che non presentano condizioni estetiche e di conservazione perfette. Si rende quindi necessaria una mascheratura di tali superfici con dei controsoffitti. Inoltre i controsoffitti avranno funzione di mascheratura anche di gran parte degli impianti e della loro distribuzione orizzontale, pertanto la loro realizzazione risulta assolutamente necessaria.
Infine i controsoffitti hanno la funzione di ridurre in qualche modo il volume riscaldato, ottenendo un effetto virtuoso sul risparmio energetico dei singoli appartamenti.

controsoffitti

 

Soppalchi

L’edificio è storico ed è sottoposto a verifica antisismica, pertanto è stato rinforzato sotto tutti i punti di vista a tale scopo. Le verifiche strutturali hanno naturalmente riguardato anche le fondazioni che risultano essere già al limite rispetto alla loro capacità di sopportare i carichi previsti dal progetto e dalle destinazioni d’uso da esso previste.
Non è quindi possibile, al di là delle questioni economiche, la realizzazione di soppalchi, che introdurrebbero nuovi e supplementari carichi sulle fondazioni, rendendo non verificate le analisi rispetto alla normativa strutturale.

 

Finiture

Nello stipulare il contratto con l’impresa esecutrice delle opere, Acer ha definito un capitolato delle finiture (pavimenti, rivestimenti, porte, rubinetti, sanitari) che prevede un campionario di possibilità limitato ma non totalmente chiuso. Nell’ambito di tale campionario sarà possibile muoversi e fare alcune scelte in merito alle finiture. Si prevede che si possa presentare ai partecipanti un campionario definitivo per il mese di settembre.

 

Porte scorrevoli

La soluzione delle porte scorrevoli esterne è l’unica variante che normalmente Acer ed ASP contemplano rispetto alla porta ad anta. Non viene presa invece in considerazione la scorrevole interna al muro (a scomparsa) ​tipo Scrigno,​ per problemi di manutenzione e di costo.
Per esperienza di gestione di altre residenze in affitto, ASP si riserva comunque di avallare la scelta delle porte scorrevoli qualora l’inquilino si prenda in carico la manutenzione e la conservazione in buono stato di tale elemento.

 

Efficienza Energetica

La progettazione dell’edificio, gravato di vincoli di natura storica ed architettonica, è stata limitata dal punto di vista del risparmio energetico, non potendo ricorrere ad alcune soluzioni più strutturali ed invasive nel trattamento dell’involucro edilizio.
Si è comunque proceduto nell’adozione di un sistema integrato di interventi quali:

  • il rifacimento con coibentazione della copertura
  • l’uso di termointonaco isolante sul lato interno delle murature perimetrali
  • la sostituzione di serramenti con elementi finestrati di ottime qualità termo­acustiche
  • il rifacimento totale degli impianti termici con caldaia a condensazione, termoregolazione e contabilizzazione del calore
  • ricorso di un sistema di ventilazione meccanica controllata

Non è stato possibile prevedere l’installazione di pannelli solari in copertura (sia termici che fotovoltaici) per ragioni di inserimento ambientale (la soprintendenza non ha dato il consenso).

Data la variazione della normativa in merito all’efficienza energetica rispetto all’epoca di progettazione, ad oggi Acer non è in grado di fornire una indicazione di classe energetica ben precisa, corrispondente ai parametri oggi in vigore, pur garantendo di comunicare tale indicazione non appena verrà completata la mappatura di tutti i materiali utilizzati in cantiere e quindi fatto il ricalcolo secondo la nuova norma. Non ci si attende una classificazione del tipo A o B, ad ogni modo. Sono però stati previsti tutti gli interventi possibili su questo tipo di edificio al fine di migliorarne le prestazioni energetiche.

 

Soprintendenza

Come anticipato, la permanenza di vincoli storici ed estetici sull’intero immobile condiziona qualsiasi modifica del progetto al passaggio (non solo formale, ma di valutazione sul merito) in Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici, con conseguente dilatazione dei tempi di realizzazione.

 

Modifiche degli alloggi

Per effetto delle premesse esposte, gran parte delle modifiche distributive proposte dai laboratori non possono essere accolte. Commentiamo nel dettaglio le varie tipologie e soluzioni.

 

Tipologia A

VARIANTI ALLOGGI 4

Si tratta della tipologia che ha generato alcune aspettative in merito alla possibilità di avere due camere da letto chiuse ed utilizzabili in modo indipendente. In realtà soggiorno e cucina devono restare nella posizione in cui si trovano, per i problemi legati alla distribuzione degli impianti e degli scarichi menzionati nelle premesse. La presenza di muri divisori in fibrogesso tra i due ambienti ne consente comunque l’apertura, come ipotizzato in una delle soluzioni alternative emerse dal lavoro dei laboratori.

VARIANTI ALLOGGI 3

Non è invece ipotizzabile la chiusura del soggiorno per motivi di superfici minime da rispettare. La seconda camera potrà essere allestita con arredi mobili in luogo del soggiorno, senza prevedere partizioni fisse.
E’ ammessa l’installazione di porte scorrevoli a guida esterna al posto delle porte ad anta semplice, con le condizioni illustrate in premessa.

La proprietà richiede che tutti gli alloggi di questa tipologia vengano realizzati nello stesso modo, quindi i partecipanti dovranno prendere una decisione in merito alla realizzazione o meno della parete divisoria tra ingresso e cucina.

 

Tipologia B

VARIANTI ALLOGGI 6

Questa tipologia resta di fatto invariata. La possibilità di ruotare il bagno per poter annettere a tale ambiente la finestra non è stata accolta per problemi di connessione agli scarichi, oltre che alla realizzazione di una camera di geometria meno apprezzabile. La funzionalità del bagno e la qualità dell’aria dell’intero alloggio sarà comunque garantito dal sistema di ventilazione meccanica controllata.

 

Tipologia C1

VARIANTI ALLOGGI 9

Anche in questo caso il problema è il collegamento con gli scarichi, quindi non è possibile spostare il wc. Non è possibile realizzare un disimpegno perché la camera che ne risulterebbe sarebbe di dimensioni troppo ridotte.  

La direzione lavori ha proposto una soluzione che non ritiene ottimale, ma che la proprietà potrebbe approvare nel caso in cui i futuri inquilini la ritenessero migliorativa:

              

Tipologia C2

VARIANTI ALLOGGI 12

La versione definitiva di questo alloggio coincide di già con la variante proposta, con soggiorno più ampio e disimpegno ridotto.
Per le modifiche del bagno valgono le riflessioni già fatte per la Tipologia B.

 

Tipologia C3

VARIANTI ALLOGGI 11

Valgono le medesime considerazioni fatte per la Tipologia C1.

 

Androne

I serramenti esterni dell’androne saranno vetrati. Dall’elaborato di progetto nominato Abaco Infissi, elaborato n. A49, si possono desumere le caratteristiche tecniche dei serramenti.

infissi1

infissi2

Anche il serramento del vano scala risulta essere completamente vetrato e a specchiatura fissa.
Acer fornirà lo schema dell’impianto elettrico degli spazi comuni per una valutazione generale dell’adeguatezza della dotazione in rapporto alle attività previste negli spazi.

 

Piano Interrato

Posto che i laboratori hanno sancito l’eliminazione delle celle cantina nel piano interrato, con piena accettazione di ASP e Acer di tale proposta, si è tentato di fare un ragionamento in merito alla possibilità di utilizzare, in maniera non continuativa, gli spazi interrati per altri usi oltre al locale deposito.
In particolare modo si è ragionato sulla possibilità di riscaldare e ventilare una porzione dello spazio interrato, per consentire agli abitanti di allestire tale zona come area utilizzabile in modo più confortevole, permanendo pur sempre la condizione di non abitabilità e uso permanente. L’area che potrebbe essere riscaldata è indicata in figura:

cantina

Si tratta della zona più prossima alla centrale termica, che avrebbe più facilità nell’essere collegata al sistema di ventilazione meccanica, in parte già considerata come zona attrezzata per accogliere la lavanderia comune. Tale area potrebbe essere dotata sia di impianto di illuminazione che di prese per la realizzazione di una zona asciugatura o altri tipi di usi più​ puliti.

La restante parte del locale interrato accoglierà le funzioni che i partecipanti ai laboratori proporranno e definiranno nei prossimi incontri, in modo da dotare gli spazi della predisposizione impiantistica necessaria. Rispetto a questo punto ASP e Acer hanno espresso una serie di considerazioni in merito alle responsabilità reciproche tra inquilini, proprietà e gestore nel momento in cui vengano messe in opera attività pericolose nei locali comuni (laboratori fai da te in primo luogo); questi temi dovranno essere oggetto di proposte in termini di gestione delle attività.

La soluzione che Sumisura immagina di proporre durante i prossimi laboratori ai partecipanti è quella dell’impegno (che sarà previsto nel regolamento del cohousing) alla costituzione di una Associazione di Abitanti di Porto 15 che si assuma la piena responsabilità delle attività che all’interno del cohousing vengono promosse e realizzate, in modo, da un lato sollevare completamente la proprietà da eventuali responsabilità in merito ad usi impropri degli spazi, dall’altra di consentire agli abitanti di usare liberamente e responsabilmente tutti gli spazi della casa.

 

Spazi esterni al cohousing

I due spazi esterni al cohousing di via del Porto che hanno stimolato l’interesse dei partecipanti ai laboratori sono il cortile interno che dalla casa porta a via don Minzoni, sul lato Nord dell’edificio, ed il capannone con volta curva, posto a ridosso della porzione Nord-­Est della casa di Porto 15.

 

Cortile

L’esigenza in particolare, manifestata dalla totalità dei partecipanti, di avere un luogo sicuro dove riporre le biciclette ha portato l’attenzione sul cortile interno, che ASP ha confermato essere nella sua disponibilità.
Pertanto prevedere la chiusura tramite una cancellata il vicolo, con accesso condiviso con gli altri fruitori degli ingressi degli edifici limitrofi, potrebbe garantire a tutti un luogo maggiormente protetto e controllato dove allestire un parcheggio per le biciclette tramite rastrelliere montate a terra o a parete.

esterno

Oltre a riqualificare in modo definitivo il vicolo, di cui gli abitanti di Porto 15 condividerebbero l’uso e la gestione con i dirimpettai, si libererebbero gli spazi interni alla casa dell’onere del ricovero delle biciclette, oltre a poter prevedere uno spazio adatto a stendere la biancheria o ad usi più confacenti all’esterno.
Infine la garanzia d’uso del vicolo in modo regolamentato e confinato darebbe ancora più senso alle funzioni di apertura dell’Androne del piano terra al quartiere e agli eventi esterni, così come traspare anche dall’osservazione dei disegni progettuali.

cortile

 

Capannone

Il capannone rappresenta una criticità importante, ma anche una risorsa per gli abitanti. La proprietà è del Comune di Bologna, che proprio in questo periodo ha provveduto a dar luogo ad una parziale ristrutturazione delle coperture, da ciò che si evince dai cartelli di denuncia lavori affissi in via del Porto.

capannone

Lo stesso capannone, usato da Hera Servizi Funerari, sarà probabilmente concesso in uso a realtà associative della Città tramite bando. In funzione dei tempi della gara, i partecipanti di Porto 15 potrebbero già essersi costituiti in associazione, ma il Comune su tale notizia si riserva di fornire maggiori informazioni.

Ad ogni modo pare del tutto lontana l’ipotesi di una parziale o totale demolizione dell’edificio, che permarrà conservando le proprie caratteristiche geometriche originarie. Le destinazioni immaginate ed emerse spontaneamente per il capannone dovranno quindi necessariamente essere allocate in altri spazi della casa.

androne

Durante l’incontro sono emerse alcune ipotesi, dalla fattibilità ancora incerta, che riguardano sia l’impatto estetico che funzionale del capannone rispetto agli affacci diretti sullo stesso, in particolar modo relativamente all’alloggio del primo piano della tipologia A.

capannone1

 

Mitigazione di tipo estetico minima

La soluzione meno costosa e più facile da attuare è quella che riguarda l’adozione di un rivestimento dell’intero tetto del capannone con prodotti di colorazione chiara, che mitighi l’effetto sgradevole e poco confortevole dal punto di vista termico dell’attuale guaina bituminosa nera. Tale soluzione ha incontrato l’approvazione da parte del Comune di Bologna e di ASP, anche perché non coinvolge aspetti di carattere statico della struttura.

 

Mitigazione di tipo estetico ottimale

Il capannone potrebbe diventare un tetto giardino, solo da guardare, non da utilizzare come terrazza. Il rivestimento verde avrebbe sopratutto funzione estetica e di mitigazione dell’affaccio dagli alloggi, tentando di ridurre al minimo il carico sulle strutture esistenti.
Il passaggio da tetto giardino da guardare a luogo di incontro, con necessario cambio di destinazione d’uso dello spazio, comporterebbe una necessaria verifica strutturale antisismica, dalla quale potrebbe emergere la necessità di una ristrutturazione di tipo strutturale piuttosto complessa e costosa.
La copertura verde non dovrebbe gravare sulla struttura esistente più di 15 kg/m​ , secondo una normativa regionale che consente parziali interventi sulle strutture di pubblica utilità, in deroga alle normative strutturali. Il Comune di Bologna si è assunto il compito di dar luogo alle necessarie verifiche di fattibilità (tecnica ed economica) rispetto a tale soluzione.

 

Trasformazioni interne

Una possibilità che potrebbe sposarsi con l’ipotesi di mitigazione minima descritta precedentemente è quella che prevede la parziale trasformazione del piano primo, di fatto eliminando l’alloggio di tipo A, annettendo parte dello stesso all’alloggio di tipo B e realizzando una ulteriore parte comune.

trasf interne

In questo modo l’affaccio dell’alloggio sul capannone sarebbe ridotto alla sola camera da letto, che avrebbe un ulteriore affaccio ad est. Si otterrebbe una tipologia singolare di alloggio con tre camere da letto, a canone d’affitto più alto, che si potrebbe proporre come soluzione alternativa per nuclei più ampi e di capacità economiche maggiori. Lo svantaggio sarebbe la riduzione del numero dei nuclei partecipanti a 17 invece dei 18 originari.
La proposta di una soluzione di questo tipo è naturalmente connessa ad una verifica di tipo economico e tecnico da parte di ASP, che verrebbe a perdere un alloggio, pur potendo contare su un canone più elevato sull’alloggio così ottenuto, ed una maggiore appetibilità dello stesso.

 

COSTRUZIONE, le basi teoriche per una comunità di cohousing

il risultato dei laboratori del 25/06/2016

 

Il nostro lavoro sugli spazi comuni

Comprendere gli spazi, studiarli dimensionalmente e le loro posizioni reciproche nella casa, è servito ai partecipanti ad interrogarsi, collegialmente e divisi in gruppi di lavoro, sulle potenzialità degli spazi comuni.
Da questo lavoro è infatti emerso che non tutti gli spazi sono uguali e possono prestarsi alle medesime tipologie di attività, ma allo stesso modo gli spazi comuni per loro natura devono conservare caratteristiche di flessibilità, adattabilità in funzione delle situazioni e delle attività via via proposte.

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La schematizzazione degli spazi come sequenza verticale di elementi collegati tra loro in vario modo, unito allo stimolo alla riflessione sul tema della vocazione di tali elementi reciprocamente connessi, ha portato ad una ricca elaborazione, sia di caratteristiche ben definite di alcuni luoghi, di funzioni ed usi stabiliti e spesso coincidenti, e sia di attività e caratteristiche molto generali e ancora non collocabili fisicamente in un preciso spazio.

Sono emerse anche soluzioni architettoniche di dettaglio, contribuendo a costruire in via preventiva un progetto piuttosto integrato ed elaborato del sistema degli spazi comuni del cohousing.

I luoghi sui quali si è incentrato lo studio sono i seguenti:

  • piano interrato
  • androne al piano terra
  • spazi comuni al primo piano
  • piccolo spazio del terzo piano

anche se alcuni gruppi hanno correttamente osservato che anche le scale di collegamento verticale potranno essere una ottima risorsa come spazi comuni disponibili per gli abitanti (per il verde, esposizioni artistiche, installazioni, addobbi, sedute, portariviste, ecc…).

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I gruppi, sollecitati sugli aspetti vocazionali dei luoghi, qui brevemente riassunti:

attività pulite attività sporche
attività esclusive del cohousing attività aperte al pubblico
spazi da usare tutti insieme spazi da usare in gruppi o individualmente a turno
spazi connessi tra loro spazi separabili
spazi con accesso controllato spazi ad accesso libero

 

sono stati piuttosto concordi nell’assegnare gli spazi interrati alle attività prettamente sporche, come laboratori fai da te, cantine, locali deposito biciclette (di particolare valore prevalentemente), che dovranno avere accesso controllato e avranno carattere sostanzialmente privato. Gli interrati dovranno anche ospitare, per molti, uno spazio magazzino alimentare dispensa ad uso di gruppi di acquisto solidale che i partecipanti hanno in animo di organizzare, una lavanderia comune e magari un forno, con canna fumaria annessa, per un laboratorio di panificazione attrezzato.

E’ emersa anche l’esigenza di poter prevedere una zona riscaldata nell’interrato da utilizzare come sala polivalente per musica, video, audio.

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La questione delle cantine è piuttosto interessante e stimolante anche per i prossimi sviluppi ed approfondimenti in tema di regolamenti e accordi reciproci tra gli abitanti.
Rispetto al progetto originario è evidente che l’atteggiamento dei partecipanti è quello di eliminare parzialmente o addirittura completamente le partizioni interne previste inizialmente, per dar luogo a locali più ampi e di libera fruizione, destinando alcuni di essi a cantine. Alcuni gruppi prevedono l’uso di cantine condivise tra più nuclei familiari, ma comunque divise in celle. Altri prevedono l’uso di alcuni locali aperti, attrezzati esclusivamente con scaffali condivisi o suddivisi per settori di competenza.

Altra questione dirimente è quella del ricovero delle biciclette, che richiederà una serie di ragionamenti ulteriori, in funzione delle possibilità accordate e alla disponibilità di altri spazi oltre a quelli già individuati all’interno della casa. Tutti i partecipanti usano la bicicletta quotidianamente e hanno l’esigenza di reperire un ricovero sicuro per il proprio mezzo. Gli spazi interrati, in questo senso, sono stati oggetto di proposta, ma da molti ritenuta insufficiente per soddisfare le esigenze di tutti.

Proposte diverse hanno riguardato interrato, androne, immaginando sistemi di ancoraggio a muro, o la richiesta di disponibilità della strada di raccordo tra l’edificio e la via don Minzoni, con possibilità di sistemare delle rastrelliere piuttosto capienti e fruibili da tutti i residenti del cohousing.

portabici

Androne e spazi del primo piano, collegate tra loro tramite il foro previsto e caratterizzante in modo molto forte il progetto, sono stati percepiti come spazi di molteplici funzioni, da alcuni definiti il vero centro o cuore del cohousing Porto 15.

In particolare l’androne, è stato a volte visto come spazio semi-pubblico, o comunque facilmente apribile agli esterni, con possibilità di dare luogo a vere e proprie attività rivolte al pubblico (caffetteria, spazi informazioni, spazi espositivi, proiezioni). Le riflessioni in questo senso sono state varie, dal pensare ad attività di autofinanziamento per la comunità di residenti, con tutte le implicazioni connesse a permessi, possibilità, opportunità fino ad arrivare ad abbozzare primi sistemi organizzativi delle attività stesse.
Pensiero abbastanza diffuso è stato quello dell’individuazione di referenti delle attività proposte, sopratutto se aperte all’esterno. Il tema della sicurezza, della privacy, della necessità di conservare un certo rispetto dei luoghi e degli abitanti anche non coinvolti dalla singola iniziativa è parso piuttosto forte e necessario. Chi propone una iniziativa, sopratutto che coinvolge esterni al cohousing, si assume la responsabilità del comportamento dei suoi ospiti.

Le proposte sull’androne si sono spinte fino al prevedere un giardino o orto interno, interrogandosi quindi sulla quantità di luce percepibile al suo interno (le due aperture su via del Porto e via don Minzoni saranno interamente vetrate?) o un parziale impiego come luogo deputato alla custodia delle biciclette (lungo le pareti tramite ganci).

Nella visione comune si percepisce come uno spazio poco arredato, o comunque molto flessibile, utilizzabile per le cene comuni di tutti gli abitanti (ognuno porta la sua sedia e si usano tavoli smontabili su cavalletti…), per le riunioni plenarie dei cohousers, per la vita sociale e comunitaria in generale, fino ad essere il luogo deputato sia alla comunicazione interna del cohousing che a quella del cohousing verso l’esterno (bacheche, pareti - lavagna, punto informativo).

DESIDERATA   03

Il tema della comunicazione fisica e visiva tra androne e piano primo tramite il foro praticato sul solaio è stato piuttosto dibattuto e stimolante. Non tutti i partecipanti avevano da subito visualizzato questa caratteristica architettonica e alcuni non hanno dimostrato immediatamente entusiasmo, ponendosi in modo anche molto critico nei confronti di tale scelta. Altri ne hanno percepito le potenzialità, immaginando usi anche molto interessanti.

Il foro determina una perdita di spazio, costringe a percorrere una passerella larga un metro sui tre lati di una stanza, ma offre possibilità di relazione tra due spazi, che si influenzano necessariamente a vicenda.
Dal foro potranno passare voci, suoni, ma anche carrucole, alimenti. Dal foro ci si potrebbe arrampicare tramite una parete artificiale. Il foro potrebbe accogliere un albero, o far passare solo tanta luce in più. Dal foro si può far calare un proiettore, o un tavolo mantenuto in equilibrio da un sofisticato sistema di carrucole che all’occorrenza può chiudere o aprire il buco.

Alcune proposte attorno al buco hanno riguardato la realizzazione di una balaustra-tavolino, in grado di offrire la possibilità di consumare aperitivi o colazioni seduti su sgabelli e affacciati sull’androne sottostante. I corridoi perimetrali potrebbero trasformarsi in piccoli percorsi artistici lungo i quali appendere quadri e opere d’arte di vario genere, oppure ospitare librerie e diventare una piccola biblioteca condivisa e aperta. Il foro potrebbe essere pericoloso per i bambini, così come sedute e sgabelli nelle vicinanze. Bisognerà trovare il modo di far convivere tutti questi aspetti.

DESIDERATA   A

La restante parte del primo piano ha assunto caratteristiche un po’ più private, nell’immaginario più comune dei partecipanti. La presenza della cucina in progetto, oltre al bagno, influenza necessariamente la vocazione e la destinazione d’uso di questi spazi. Non tutti sono convinti di attrezzare d utilizzare da subito la cucina come tale, pur riconoscendone un grande valore simbolico e pratico.

La parte ovest dello spazio comune del primo piano, che comprende una sala, il bagno e la cucina è stata vista anche come area foresteria, generando una interessante riflessione sul significato che ciascuno stava attribuendo alla parola ospitalità, ospite e di conseguenza, ai concetti connessi a tale parola, quali durata, tempo, disponibilità dello spazio per altre attività concomitanti, grado di privacy garantita all’ospite, costi e ricavi… I ragionamenti hanno portato dal prefiguarsi una possibile attività affiliata ai siti di ospitalità a pagamento stile airbnb, all’ospitalità gratuita occasionale, all’ospitalità sistematica a prenotazione, alla foresteria per artisti coinvolti in progetti interni al cohousing, o istruttori o maestri di corsi, ecc.

DESIDERATA   C

In questo frangente è emerso un altro tema piuttosto sensibile ed interessante che è lo spazio da dedicare ai bambini, partendo dalla riflessione se sia necessario destinare uno spazio esclusivamente ai più piccoli. Parte dello spazio del primo piano è stato oggetto di proposta in tal senso. Gran parte delle proposte si sono poi orientate per allestire uno spazio relax, piccola biblioteca, riviste con sedute comode o solo tappeti, particolarmente indicato per gli abitanti più piccoli, al terzo piano. Altri si sono dimostrati più propensi a lasciare che ogni spazio potesse essere in qualche modo fruibile dai bambini, non necessariamente dedicando loro un’area ben precisa e definita.

Il lavoro in condivisione, spazio coworking attrezzato, conservando allo stesso tempo le caratteristiche di flessibilità, è un’altra potenziale destinazione emersa per una porzione del primo piano, sulla quale si dovrà ancora ragionare per combinare le diverse esigenze. In una versione più ridotta e meno pretenziosa, si è avanzata la proposta, che è parsa essere piuttosto condivisa, di allestire un angolo, al primo o terzo piano, dedicato alle stampe, scansioni condiviso, in modo da ottimizzare le spese relative a prodotti di consumo quali toner, cartucce, carta da copie, ecc.

Se lo spazio del primo piano, per le sue connessioni con l’androne, la presenza di una cucina e le sue potenzialità, mantiene un carattere di spazio apribile agli esterni, il piccolo spazio al piano terzo assume connotati molto più intimi e privati.

mi piace tutto

 

Il cohousing prova ad espandersi

Gli spazi comuni proposti non si sono dimostrati sufficienti a contenere la spinta creativa e le necessità spontanee dei gruppi di lavoro che sia individualmente che collegialmente hanno fatto emergere l’esigenza di proiettare il progetto di cohousing verso l’esterno, evidenziando in particolare due aspetti ritenuti molto importanti:

  • avere un luogo aperto e sicuro per le biciclette, localizzato nella strada semi-pubblica di collegamento dall’androne di Porto 15 a via don Minzoni
  • mitigare in modo decoroso e creativo l’affaccio nord sul capannone verso via don Minzoni

don minzoni

L’attenzione dei futuri abitanti in merito della strada su via don Minzoni ed il capannone confinante col lato nord con l’edificio di Porto 15 si è dimostrata piuttosto importante e seria per diverse ragioni.
Il capannone è da molti visto non solo come un problema, per l’affaccio degli alloggi su una copertura curva ingombrante e ricoperta di catrame nero, ma anche come una risorsa nel momento in cui potesse concretizzarsi la possibilità di una concessione in uso dello spazio da parte del Comune di Bologna.
I futuri abitanti, propensi in futuro a costituirsi in associazione, avrebbero l’intenzione di sviluppare progetti di ampio respiro negli spazi limitrofi alla casa ed il capannone potrebbe essere un buon viatico di inizio.

La sistemazione estetica del capannone, qualunque diventi il suo uso, si rende comunque necessaria anche per rendere appetibili gli alloggi che su di esso hanno il principale affaccio, in particolar modo l’alloggio posto al primo piano, che, nelle condizioni attuali, difficilmente troverà partecipanti propensi a diventarne gli inquilini.

capannone nero

La necessità di avere uno sfogo all’esterno per i residenti di porto 15 potrebbe essere combinata con l’esigenza della riqualificazione dell’edificio, con un tentativo comune, concordato e partecipato di investimento che possa produrre benefici per tutti i soggetti coinvolti (riqualificazione estetica, riqualificazione funzionale, mitigazione di un disagio, fruizione di spazi supplementari, conduzione di percorsi partecipati coi cittadini).

OPPORTUNITA' PARTECIPAZIONE BANDO 
 
 
Potrebbero i cohousers partecipare in quanto soggetto privato organizzato (poco realistico per via del poco tempo a disposizione), con l'adesione formale di ASP, e/o si potrebbe chiedere al comune, come ente locale, di partecipare al bando?
 
Il capannone potrebbe diventare il giardino di Porto 15 (e del quartiere!), immaginando una gestione che preveda l'apertura alla cittadinanza in orari diurni. Soluzione ideale per spazio comune all'aperto che potrebbe concretizzare orto e rastrelliere bici!
Potrebbe l'erogazione di questi contributi coprire le spese di trasformazione e riqualifica del luogo in questione? Certo è che Porto 15 in quanto esempio virtuoso di cooperazione tra ente pubblico, terzo settore e privati beneficiari se lo meriterebbe!
 
Il potenziale progetto risulterebbe attinente alla maggior parte dei punti elencati (nuove forme di partecipazione della cittadinanza, processi partecipativi, bilanci partecipati, ecc...), ma in particolar modo alle "trasformazioni urbanistiche e recupero centri storici in ottica di sostenibilità ambientale; modelli collaborativi per lo sviluppo sostenibile e la progettazione di spazi urbani improntati alla cooperazione e co-gestione dei beni comuni urbani; interventi di rigenerazione di spazi pubblici o privati ad uso pubblico, mediante patti di collaborazione tra cittadini e pubblica amministrazione; spazi verdi e naturali; gestione dei rifiuti; risparmio energetico. Tali progetti devono essere riconducibili all’ambito delle politiche di salvaguardia dell’ambiente e del territorio urbano."

terrazzo confronto

Un tetto giardino con percorsi fruibili dagli abitanti, un passaggio semi-pubblico ad uso comune per il ricovero sicuro delle biciclette, un progetto da sviluppare insieme, compreso il reperimento dei fondi, potrebbero rappresentare un ulteriore elemento di qualità dell’iniziativa Porto 15.

tetto giardino 1

 
 

COSTRUZIONE, le basi teoriche per una comunità di cohousing

25/06/2016 via Marsala 7, 2 gruppi 10.00 - 13.00 | 15.00 - 18.00 (1 modulo)

 

Ciascun nucleo avrà il proprio spazio privato e tutti concorrono alla gestione degli spazi comuni. Quanto e come ciascuno intende farlo? Cosa mettiamo in comune?

Critiche costruttive

Durante il laboratorio precedente abbiamo tentato di descrivere il progetto di trasformazione dell’edificio che ospiterà il cohousing Porto 15, abbiamo descritto gli ambienti che lo compongono e misurato le dimensioni principali, in attesa di una visita al cantiere.

disegni per terra 

Abbiamo individuato alcuni punti caratterizzanti del progetto, ne abbiamo descritto alcune criticità, ci siamo soffermati sulle caratteristiche distributive delle tipologie degli alloggi privati, esprimendo la volontà di chiedere che vengano apportate alcune modifiche in corso d’opera, per quanto possibile.

Proviamo a riassumere in una tabella i punti critici del progetto, o di alcune delle sue parti, tentando di proporre anche delle soluzioni ragionevoli e fattibili:

unità immobiliare criticità  proposta

 

La nostra tabella sarà la base per la formulazione di una richiesta - proposta condivisa che il gruppo di Porto 15 porterà all’attenzione di ASP e Acer.

Spazi Comuni, cosa succederà lì dentro?

Proponiamo di fare un lavoro in gruppi di 5-6 persone che porti alla definizione delle potenzialità degli spazi comuni di cui abbiamo la disponibilità:

  • piano interrato
  • androne al piano terra
  • spazi comuni al primo piano
  • piccolo spazio del terzo piano

 SPAZI COMUNI PIANTE copy

tentando in prima battuta di distinguere le possibili vocazioni dei luoghi:

attività pulite attività sporche
attività esclusive del cohousing attività aperte al pubblico
spazi da usare tutti insieme spazi da usare in gruppi o individualmente a turno
spazi connessi tra loro spazi separabili
spazi con accesso controllato spazi ad accesso libero

 SPAZI COMUNI SEZIONE copy

Definite le potenzialità di questi spazi, proviamo a ripensare alle aspettative espresse nei questionari di iscrizione in merito alle attività che in questi spazi avremmo voluto espletare, e tentiamo di capire se sono aspettative ancora lecite e fattibili nei luoghi che ci troviamo a gestire. Cosa, di ciò che ci eravamo immaginati all’inizio si può fare? E cosa assolutamente no? Alla luce di quanto abbiamo visto, invece, che nuove idee ci sono venute in mente?

Costruiamo allora una mappa delle aspettative per le destinazioni degli spazi comuni, in relazione ai luoghi che potremmo utilizzare, alla loro vocazione e potenzialità per quella destinazione, al modo in cui si potranno utilizzare (tutti insieme, in gruppi, contemporaneamente agli altri, in modo esclusivo...), e osserviamo se la nostra mappa si sovrappone a quelle degli altri partecipanti.

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COSTRUZIONE, le basi teoriche per una comunità di cohousing

15/01/2017 via dello Scalo 21, plenaria 11.00 - 18.00 (1 modulo)

 

Accordi e bisogni, la prima lista condivisa

Il lavoro sugli accordi di base ha introdotto una serie di titoli ragionati che nel laboratorio precedente sono stati condivisi tra i partecipanti. Si tratta di un elenco di proposte, nate da variegati bisogni personali e collettivi, di cui ci preoccuperemo di discutere per arrivare alla definizione di un carattere condiviso del progetto di cohousing.

disegni per terra 

disegni per terra 

Gli accordi proposti sono piuttosto vari, e passano da aspetti che coinvolgono più la sfera del comportamento dei partecipanti a quelli che riguardano le esigenze di tipo organizzativo del progetto. Immancabilmente i due aspetti (organizzazione e comportamento) vengono fuori come i due elementi maggiormente caratterizzanti un organismo complicato e sfaccettato come quello di un cohousing. I bisogni che stanno dietro alle proposte sono altrettanto naturali e logici e mettono in evidenza sia le affinità che le divergenze di approccio tra i futuri abitanti. Lo sforzo di onestà intellettuale, serietà e sincerità sarà quello di tralasciare per un attimo l’ambizione di guadagnare un alloggio accattivante ed economicamente conveniente per dedicarsi in modo convinto alla costruzione di un progetto che sia realmente condiviso e responsabile.

La mappa degli accordi di base

Partendo dall’elenco composto con le proposte di accordo dei singoli partecipanti, mossi dai diversi bisogni espressi, proviamo a costruire una mappa complessiva degli accordi, con la quale tenteremo di confrontarci con integrazioni, modifiche e scelte personali.

disegni per terra 

Un confronto collegiale

La raccolta sistematica delle proposte di accordo è diventata un elenco condiviso che è stato poi sviluppato graficamente attraverso una mappa. La mappa è stata utilizzata per evidenziare graficamente gli accordi che più di altri sono stati giudicati da ciascuno dei partecipanti come punti critici (punti rossi), per i quali sarebbe stato possibile porre una opposizione, un blocco o semplicemente sui quali tornare per discuterne ancora. E’ stato chiesto inoltre di integrare, ove necessario, la mappa originaria, con alternative, concetti aggiuntivi o chiarificatori degli accordi già proposti. Il risultato è di seguito riportato.

MAPPA DEGLI ACCORDI.jpg

Le nuvole di pallini rossi hanno portato immediatamente l’attenzione su alcuni temi, individuati dai partecipanti come tra i più sensibili. Il lavoro, per il tempo a disposizione, naturalmente non è potuto essere esaustivo, ma ha portato alla sperimentazione di una interessante discussione collettiva mediata tra tutti tendendo al massimo consenso possibile.

accordi presi.jpg

Accordi che si possono dare per acquisiti sono i seguenti:

Impegno nella ricerca di una soluzione condivisa per consentire a tutti di poter partecipare alle riunioni: anche chi ha figli piccoli deve essere messo in condizione di partecipare alle riunioni (incontri tra adulti per adulti), momenti in cui è necessario che ciascuno si senta libero di prendersi il tempo, la tranquillità e la concentrazione per poter ascoltare, elaborare il proprio parere, capire e partecipare al processo decisionale. I bambini in situazioni come queste possono naturalmente annoiarsi, essere di disturbo, non consentire ai genitori di partecipare in modo tranquillo. Non si è elaborata una soluzione pratica, ma ci si è assunti collettivamente l’impegno di trovare la modalità più adeguata nel prossimo futuro.

Oltre la maggioranza: sul tema delle riunioni si è dibattuto ancora in merito al tipo di approccio da seguire nel prendere le decisioni. Da un lato l’applicazione della tradizionale logica della maggioranza (alzata di mano) appare un approccio che va un po’ stretto ad un progetto di cohousing come Porto 15, nel quale i partecipanti si propongono di mantenere uno spirito collaborativo anche nel prendere le decisioni. Il metodo del consenso resta un obiettivo, che necessita di maggiore pratica e studio e che i laboratori della fase di consolidamento (fase C del progetto) potranno sviluppare meglio attraverso momenti opportunamente dedicati alla formazione.

Affitto degli spazi comuni, ospitalità negli spazi comuni, ospitalità negli spazi privati: è il tema che ha impegnato gran parte del pomeriggio dei laboratori, evidenziando punti di partenza anche piuttosto diversi tra loro, ma che ha consentito di esercitare in modo non dichiarato un percorso di consenso molto interessante. L’uso degli spazi comuni per l’ospitalità e per l’uso da parte di esterni è stato declinato in più modi durante un confronto aperto che ha coinvolto tutta l’assemblea, marcando iniziali divergenze tra le varie visioni.

L’affitto degli spazi comuni ad associazioni, soggetti esterni o in generale al ricavo di proventi da attività nell’uso degli spazi comuni ha portato l’assemblea ad esprimersi sia con possibilismo su alcune interpretazioni, sia ad una chiusura pressoché totale, in particolar modo rispetto alla possibilità di affittare degli spazi per un uso esterno ricevendone un compenso. Lo spazio comune visto come spazio da affittare ad esterni, anche per periodi contingentati e calendarizzati, non ha trovato il pieno accordo di tutti. Allo stesso modo la possibilità che esterni utilizzino gli spazi comuni per attività di interesse comune ha incontrato il favore generale. La monetizzazione potrebbe quindi essere commisurata alle sole spese vive che gli abitanti dovrebbero comunque sostenere per l’organizzazione di eventi (luce, pulizie) escludendo un guadagno economico dall’uso degli spazi.

In questa direzione si è andati anche rispetto alla proposta dello spazio coworking, da molti ritenuto, da un lato, un vincolo piuttosto impegnativo per il singolo spazio comune, di fatto dedicato ad una funzione poco conciliabile con le altre possibili, dall’altro, visto come un’attività lucrativa se rivolta ad esterni e pertanto non affine alle aspettative comuni.

La scelta di una apertura all’esterno degli spazi comuni, che comunque sembra incontrare il favore dei partecipanti, porta a riflettere sul tema piuttosto complesso ed interessante della forma o struttura che gli abitanti si vorranno dare per gestire le attività organizzate, il dialogo con l’esterno, la gestione economica degli eventi, ecc. La costruzione di un contenitore formale (associazione degli abitanti, di che tipo, con quali altre finalità…) nel quale convergere sembra essere un argomento di approfondimento piuttosto importante, uno dei compiti a casa che i partecipanti sono invitati a svolgere in queste settimane.

L’ospitalità negli spazi comuni, in forma gratuita o di scambio, nel caso di attività o eventi che comportino la presenza di partecipanti esterni, sembra rispecchiare un approccio condiviso dai partecipanti. Anche qui, il mero guadagno sullo spazio comune, con forme di ospitalità del tipo airbnb, pare concentrare in sé una serie di criticità che vanno al di là di quelle di natura formale e legale (il sub-affitto di alloggi tra l’altro di proprietà pubblica…). Sottrarre, in modo più o meno costante, l’uso di alcuni spazi comuni alla comunità, destinandoli continuativamente ad una attività mirata all’autofinanziamento non pare essere una scelta largamente condivisa. L’ospitalità negli spazi comuni sembra essere concepita quindi più come un evento straordinario, che non possa essere applicata a parenti o amici in visita a Bologna, seppure calendarizzata, perchè rischierebbe, su 18 nuclei di abitanti, di tenere occupato in modo continuativo gli spazi.

L’ospitalità negli spazi privati è vista in generale come una prassi da seguire con discrezione e responsabilità. Vivendo in un cohousing, con la disponibilità di spazi comuni da utilizzare e gestire insieme, gli ospiti sono vissuti come una risorsa che però deve essere gestita con attenzione, introducendo gli stessi alle prassi di comportamento concordate tra gli abitanti. L’attenzione al vicino sembra essere un punto caratterizzante di questa parte di ragionamento, che di fatto escluderebbe, come detto in precedenza, l’ospitalità a pagamento, ricorrente e variegata come quella del tipo airbnb.

 

 

 

COSTRUZIONE, le basi teoriche per una comunità di cohousing

27/11/2016 via dello Scalo 21, plenaria 15.00 - 18.00 (1 modulo)

 

Dal Tetris in poi

Come abbiamo detto in più occasioni, un progetto di cohousing non può prescindere dal luogo che lo ospita. La casa, il quartiere, la posizione reciproca degli appartamenti, la fruibilità degli spazi di uso comune, la loro vicinanza o lontananza dagli alloggi, sono fattori che influiscono in modo importante sul carattere del cohousing.

Avere un alloggio a diretto contatto con alcuni spazi comuni può essere positivo, se immagino di sfruttare questa prossimità in maniera frequente e diretta. Se ho bisogno di più privacy ed autonomia, devo valutare forse diversamente la mia posizione nel palazzo. La luce, gli affacci, la distanza dagli ingressi può influire sulle scelte personali di ciascuno su un alloggio, a parità di tipologia.

disegni per terra 

In questo senso il Tetris può essere immaginato come un quadro che si compone, in prima battuta, tramite le le scelte naturali e legittime dei singoli, in funzione delle esigenze personali di ciascuno (economiche, di richiesta di spazio, estetiche, funzionali, istintive…).

Ma allo stesso modo, pur trattandosi della scelta di una casa, la stessa non può avvenire senza tener conto del progetto che la coinvolge e la governerà quotidianamente.
Spostare troppo l’attenzione sull’oggetto fisico casa e sulla personale preferenza in merito, rischia di togliere importanza ad un aspetto altrettanto dirimente del percorso, che è quello della costruzione di un progetto condiviso e che assomiglia a chi lo compone. In questo senso il progetto, in questa fase, ha il compito di costruirsi e definirsi non solo numericamente con l’esatto incastro di nomi ed appartamenti, ma anche caratterialmente, riconoscendo oltre ad una visione (come sarà e come vuole essere il progetto) e ad una missione (come la visione verrà posta in essere…) anche un modello di comportamento, un senso d’intendere il vivere quotidiano, riassumibile (in modo non esaustivo, ma abbastanza rappresentativo), negli accordi di base.

Accordi di base

In più occasioni abbiamo ragionato sulla necessità di avere una visione comune del progetto, lavorando alla definizione di concetti e parole chiave che sono state condivise tra i partecipanti e che possono essere rispolverati nella memoria seguendo a ritroso il percorso dei laboratori fatti.

disegni per terra 

Anche la missione del progetto è stata esplorata e rappresentata graficamente, partendo da suggestioni e riflessioni libere, mediate successivamente da ragionamenti legati alla selezione più pragmatica di attività, luoghi, attrezzature previsti o prevedibili nel progetto. Da qui l’esigenza in parte delusa della disponibilità di un orto, della realizzazione di un bar caffetteria, la disponibilità di un tetto giardino...

disegni per terra 

Visione e missione hanno un ruolo molto importante nel progetto, perché ne alimentano il senso e lo caratterizzano in maniera precisa e reale e dipendono fortemente dalle persone e dai luoghi (virtù e limiti di entrambi...) che compongono il progetto. Su tali concetti si ritornerà ancora nella scrittura di una carta dei valori condivisa, utile per la redazione del regolamento di cohousing.

Gli accordi di base in questo senso rappresentano la cartina di tornasole della comunità di abitanti, e possono essere individuati, in un primo passaggio, come un elenco di concetti la cui interpretazione condivisa è ritenuta da alcuni o da tutti di vitale importanza per la conferma della propria partecipazione al progetto.

Su certe cose, c’è poco da scherzare… Su certi principi, bisogna essere d’accordo!

Il senso degli accordi di base è proprio quello di rendere trasparenti e diretti dei principi la cui condivisione i partecipanti ritengono essere fondamentale per una buon governo del cohousing. Si tratta spesso di ragionamenti che hanno un riflesso piuttosto pratico e quotidiano, ma che prendono piede da riflessioni alte ed universali, se vogliamo...
Gli accordi di base fanno anche sì che non ci debba essere una regola per ogni azione.

Quanto e in che forma possiamo accettare la violenza nel cohousing? Rivolgersi urlando nei confronti di un vicino, tramite imprecazioni, sbattendo le porte è una prassi che può essere accettata? Fino a che punto si possono tollerare o accogliere i modi di essere altrui se questi scivolano verso forme di violenza o ritenute tali da alcuni? E’ possibile stabilire che non si urla o che si può urlare in una discussione?

Cosa si intende per spazio ordinato e cosa si intende per spazio pulito? E’ necessario che dopo aver usato uno spazio lo stesso possa essere riutilizzato immediatamente da qualcun’altro? Ci sono margini temporali tra l’uso ed il riuso? Subito, dalla notte alla mattina, giorni?

Si possono tenere animali in casa? E negli spazi comuni? E durante le cene o i pranzi?

Come educhiamo i bambini della casa? Adottiamo atteggiamenti condivisi nell’uso che i bambini fanno delle cose comuni? Siamo pronti a discuterne? Tra genitori? Tra tutti gli abitanti? Il mio vicino può rimproverare mio figlio se si comporta male?

Decidiamo a maggioranza? Ci avviciniamo a metodi come quelli del consenso?

Quanto Porto 15 sarà una casa autogestita e quanto si delegherà ad esterni? Quante responsabilità, incarichi e impegni vogliamo prenderci nei confronti degli altri abitanti? Come ci poniamo rispetto agli accordi di responsabilità disattesi?

Di quante regole abbiamo bisogno? Ed eventualmente di sanzioni?

Proponiamo di riflettere su questi accordi di base, inizialmente sotto la forma di un elenco di titoli, di cui ragioneremo cercando eventualmente di individuare gli elementi di maggiore criticità o che per i partecipanti rappresentano temi di particolare pregnanza, tentando via via di elaborare delle definizioni da condividere e sulle quali, per quanto possibile, convergere.

Gli accordi di base non sono regole, ma concetti intimamente legati ai propri atteggiamenti, al proprio rapporto col progetto, alla sua visione e missione (cos’è il progetto e come lo si pone in atto). Non si tratterà pertanto, in questa fase, di elaborare un regolamento o una metodologia pratica di gestione della casa, non decideremo come dividere le spese degli spazi comuni. Tenteremo invece di capire se durante una riunione ci aspettiamo che necessariamente tutti prendano la parola o esprimano in qualche modo il proprio parere o secondo quale principio si vogliono prendere le decisioni. Ed è probabile che non tutti i partecipanti convergano verso la medesima direzione, a prescindere dalle proprie ambizioni rispetto al Tetris…

L’ambizione di questo lavoro è soprattutto quella di non lasciare per strada, nel momento della costruzione, cose non dette (e magari non scritte), di modo che la trasparenza e la chiarezza non vengano meno durante il percorso futuro, rischiando di mettere in discussione la serietà del progetto.

COSTRUZIONE, le basi teoriche per una comunità di cohousing

05/02/2017 via dello Scalo 21, plenaria 11.00 - 18.00 (1 modulo)

 

Il carattere del cohousing

Il carattere di un cohousing si misura e si plasma anche in funzione dell’atteggiamento dei suoi abitanti. E’ possibile che vi sia una comunità di abitanti molto impegnata all’esterno della propria abitazione o con incombenze di tipo lavorativo o familiare che non consentano al singolo di avere abbastanza tempo e risorse da dedicare in modo diretto ad un progetto di gestione degli spazi e delle attività comuni. Esistono poi inclinazioni naturali, tra chi ha un approccio molto pragmatico e propositivo, voglia e possibilità di fare in prima persona, con le necessarie competenze e grande entusiasmo. Esistono posizioni più passive e attendiste, che hanno necessità di un innesco per potersi attivare concretamente.

C’è un modello, quello della banca del tempo, che può essere applicabile in diversi modi, da quello più rigoroso (un’ora di un servizio vale un’ora di un qualsiasi altro servizio, in un rapporto diretto tra singoli) a quello meno diretto, che prevede un sistema di credito/debito generalizzato dell’intero progetto, secondo il quale ciascuno fornisce servizi e ne riceve direttamente dal progetto e non dal singolo. In ogni caso, questo modello, apparentemente paritario, probabilmente non sempre tiene conto del fatto che non tutti hanno la stessa quantità di ore da spendere in un giorno (famiglie con figli, turni di lavoro particolarmente pesanti o in orari particolari, ecc…). Per cui è possibile che qualcuno parta già in svantaggio rispetto ad altri.

Non esistono modelli precostituiti che funzionano meglio di altri. Tutto dipende dagli abitanti, dalla loro situazione personale, dalle loro esigenze e possibilità. La scelta della visione del cohousing determina immancabilmente la selezione dei partecipanti, guidata da un atteggiamento condiviso del progetto, che trova la sua espressione in modo chiaro (nero su bianco) in accordi di principio, accordi operativi e gestionali.

Quanto delegare

Alla luce di queste premesse, è il gruppo che stabilisce quanto sia necessario, per alcuni o molti aspetti di carattere gestionale, dover delegare ad esterni, o a degli incaricati al proprio interno, l’organizzazione del cohousing.

Ad esempio, chi si occupa delle pulizie ordinarie? Si delega ad un’impresa esterna a pagamento? Ci si organizza in turni che coinvolgano tutti gli abitanti a rotazione? Si trova una soluzione interna a pagamento o la si fa rientrare in una logica di banca del tempo? Qual’è l’approccio del progetto?

Chi si occupa delle piccole manutenzioni? Come si arrederanno gli spazi comuni?

In linea generale il progetto è votato più a delegare sulle questioni di tipo pratico e gestionale a degli esterni, prevedendo ovviamente una ricompensa economica, o pensa di poter gestire la maggior parte di questi aspetti al proprio interno?
E nel secondo caso, si è in grado di individuare competenze, risorse e modalità di suddivisione dei compiti che siano ritenuti equilibrati e corretti per tutti?

Pensiamo che la qualità della vita in un cohousing sia generata in particolar modo dalle iniziative di tipo conviviale ed intellettuale, o il nostro modello prevede anche attività di tipo lavorativo e di auto produzione utile al miglioramento degli spazi utilizzati da tutti?

Nessuna di queste domande ha una risposta univoca naturalmente, ma l’approccio alla risposta porta a scegliere modalità di condivisione non sempre coniugabili. La ricerca di questo equilibrio (continua e quotidiana) è un impegno di cui rendersi conto per evitare malintesi e contenere i conflitti.

Compiti a casa

La libera e produttiva iniziativa in un cohousing normalmente genera processi virtuosi di stimolo reciproco nel fare ed organizzare attività insieme da proporre a tutta la comunità.
E’ difficile che tutti possano fare tutto, per questioni di tempo, possibilità e competenze, ma ciascuno può ritagliarsi un ruolo e porsi come punto di riferimento per alcune questioni.
Anche le relazioni tra singoli abitanti saranno influenzati dalle specifiche affinità non solo caratteriali, ma anche relative ai campi di interesse, che potranno portare ad elaborare in piccoli gruppi proposte al resto dei partecipanti, in modo libero e disinteressato.

Nel caso di Porto 15 abbiamo accennato all’esigenza di affrontare alcune questioni relative all’immediato futuro del progetto, tentando di delineare delle possibili soluzioni. Proviamo ad elencarle di nuovo qui di seguito, auspicando un coinvolgimento dei partecipanti nella produzione di documenti e proposte.

Modello organizzativo del cohousing
Porto 15 resterà un edificio pubblico di proprietà di ASP. Gli inquilini corrisponderanno un canone d’affitto e pagheranno le spese di gestione direttamente ad ASP, col quale sottoscriveranno singolarmente un contratto d’affitto rinnovabile (della durata di 6+2 anni).
Tutti gli aspetti di carattere organizzativo e in parte gli aspetti di carattere gestionale saranno in capo agli inquilini, che dovranno in qualche modo strutturarsi e darsi un modello da seguire per condurre il cohousing, a partire dalla scrittura di un proprio regolamento (da sottoporre ad ASP per una opportuna approvazione).
Si ritiene opportuno ragionare di una Associazione di Abitanti? Quali sono i limiti e quali i vantaggi? Di chi sarebbero le responsabilità? Che alternative possono essere vagliate?

Spazi esterni
E’ stata elaborata una proposta per gli spazi esterni (cortile e capannone) che è stata condivisa ed inoltrata ad ASP a dicembre 2016. In attesa di una valutazione sul merito da parte di ASP e del Comune di Bologna, sarà necessario essere pronti a discuterne direttamente con i referenti istituzionali qualora ve ne fosse la possibilità o a fare ulteriori approfondimenti tecnici inoltrando richieste specifiche ai vari enti.

Spazi comuni ed attività
In questo anno di laboratori è stata prodotta una cospicua quantità di materiale in merito agli spazi comuni e alle attività che in essi potranno essere svolte, reperibile nella sezione laboratori del sito del progetto Porto 15. Sarebbe opportuno ed interessante elaborare una sintesi organizzata di quanto finora emerso, sotto forma di progetto, proposta, documento da condividere con tutti i partecipanti.

Regolamenti specifici
Uno dei temi sfiorati ma non ancora discussi nello specifico durante i laboratori è quello degli avvicendamenti nel tempo nel cohousing.
E’ evidente che una volta preso forma, il progetto Porto 15 assomiglierà molto ai partecipanti al processo di formazione e costruzione del gruppo, e nel tempo avrà la sua evoluzione che oggi non possiamo prevedere in modo certo.
Ad ogni modo, è necessità espressa da molti quella di individuare un corretto criterio di gestire l’avvicendamento dei partecipanti nel tempo, in modo da riuscire a salvaguardare e a conservare per quanto possibile la natura del progetto, pur garantendo un corretto e fisiologico ricambio (anche per lo spirito pubblico dell’iniziativa).
In questo senso sarebbe molto utile interrogarsi su questo tema, tentando di portare all’attenzione dell’assemblea delle proposte da condividere anche con ASP e Comune di Bologna, e da integrare nel regolamento del cohousing.

Formulazione delle proposte

Tentiamo di darci alcuni principi per strutturare delle proposte che possano essere complete, che evidenzino la motivazione e la natura della proposta stessa, che siano ragionate e caratterizzate da un sano pragmatismo e che abbiano un nome ed un cognome…

Le proposte dovrebbero avere:

  • Nome di almeno un referente e i nomi dei partecipanti al gruppo proponente
  • Data della proposta
  • Riassunto dei contenuti principali
  • Contesto e antefatto
  • Motivazioni - Scopi
    • Cosa si intende ottenere?
    • Perchè il gruppo dovrebbe prendere in considerazione la proposta?
  • Azioni previste
    • Cosa si propone nel dettaglio?
  • Pro e contro
    • Almeno 3 pro e 3 contro/eventuali difficoltà
  • Alternative alla proposta

Una volta giunti alla definizione di un documento di proposta che risponda alle caratteristiche sopra esposte, sarà possibile presentare la stessa in una riunione plenaria.

Possiamo rappresentare in questo modo la dinamica decisionale:

disegni per terra 

COSTRUZIONE, le basi teoriche per una comunità di cohousing

11/06/2016 via Marsala 7, 2 gruppi 10.00 ‐ 13.00 | 15.00 ‐ 18.00 (1 modulo)

Ragioniamo attorno e dentro gli spazi della casa che andremo ad abitare, in attesa di vistare il cantiere. Studio del progetto architettonico e delle potenzialità degli spazi.

Lo spazio fisico

L'edificio destinato al cohousing Porto 15 interessa una porzione dell’immobile denominato “Palazzo dell’Istituto di Aiuto Materno e di Assistenza ai Lattanti”, ultimato nel 1914 su progetto dell’ing. Gualtiero Balatroni, incaricato dalla Congregazione di Carità di Bologna, allora ente proprietario dell’immobile. L’edificio a corte posto tra via Don Minzoni, via Fratelli Rosselli e via del Porto rimane indenne ai bombardamenti bellici e appare oggi sostanzialmente autentico nel suo impianto originario. Il complesso architettonico è dichiarato di interesse culturale con specifico decreto del Ministero per i Beni ed Attività Culturali.

VISTA 3D DALL'ALTO


Sebbene il civico 15 di via del Porto rappresenti la parte meno ornata dell’intero edificio, il progetto di ristrutturazione mira a conciliare il rispetto dell’esistente, il consolidamento strutturale con l’adeguamento funzionale e le sollecitazioni che scaturiscono dal progetto cohousing e dall’uso abitativo non convenzionale.

Il progetto prevede la realizzazione di 18 alloggi distribuiti sui 5 piani dell’edificio a partire dal primo, ai quali si aggiungono una serie di spazi comuni e accessori, che si presteranno, nella vita del cohousing, a molteplici usi ed utilizzi.

Gli appartamenti privati

Gli appartamenti, già in sede di iscrizione al bando, sono stati raggruppati in tre diverse tipologie (A, B e C), per le quali è stato chiesto ai partecipanti di esprimere una preferenza, in funzione della composizione del proprio nucleo familiare, delle singole esigenze ed aspettative. Durante il percorso di costruzione si chiederà ai partecipanti una riflessione ulteriore rispetto a questa collocazione, nell’ottica di favorire una scelta sempre più consapevole del proprio spazio privato.

La casa di Porto 15 è composta da 5 trilocali del tipo A, uno per piano:

ALLOGGIO TIPO A 

4 trilocali del tipo B, posizionati ai piani 1°, 2°, 4° e 5°:

ALLOGGIO TIPO B 

La tipologia C, fatta di bilocali, presenta tre varianti nel progetto. La prima, il C1, è presente in 4 esemplari ai piani 2°, 3°, 4° e 5°:

ALLOGGIO TIPO C1

 

La tipologia C2 è presente al solo piano 3°, in adiacenza ad uno spazio comune aperto, direttamente collegato alla scala condominiale:

ALLOGGIO TIPO C2 

In fine, la tipologia C3 è di nuovo presente in 4 esemplari, nei piani 2°, 3°, 4° e 5°:

ALLOGGIO TIPO C3

Come si evince dai disegni, la tipologia B è particolarmente adatta a famiglie, essendo composta da due camere da letto piuttosto spaziose, formalmente classificabili come camere matrimoniali. La tipologia A, leggermente più piccola della B, si presta comunque ad una buona condivisione dello spazio per nuclei numerosi, disponendo di un soggiorno che può essere utilizzato anche come camera passante o piccolo studio. La cucina ha una dimensione tale da poter essere chiamata abitabile.

Le tipologie C, più piccole, sono piuttosto simili come caratteristiche e dimensioni. In particolare il C2, collocato al 3° piano, è direttamente connesso al piccolo spazio comune ricavato in maniera piuttosto singolare ed interessante nel piano intermedio, con grandi potenzialità dal punto di vista degli usi e della fruizione, anche solo di passaggio.

Gli alloggi di Tipo A e del tipo C1 hanno tutti una esposizione meno felice rispetto alla luce diretta, (prevalentemente a Nord). Le tipologie B, C2 e C3, che si affacciano su via del Porto, godono dell’esposizione Sud, piuttosto vantaggiosa d’inverno per il medesimo motivo e meno d’estate, ricevendo in modo diretto l’irraggiamento solare nelle ore più calde.

Questa è la composizione degli alloggi e la loro distribuzione lungo la dimensione verticale dell’edificio, pensando di praticare delle sezioni di tutto il palazzo:

 SEZIONI

Tutti gli alloggi saranno messi a disposizione con le dotazioni impiantistiche complete (sanitari bagno, e attacchi cucina), e non arredati. Al fine di agevolare le prime spese legate all’insediamento negli appartamenti di Porto 15, i partecipanti al progetto potranno usufruire di un prestito di massimo 3000€ a interessi zero.
Il Fondo di rotazione costituito dal Comune di Bologna e finanziato dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri, viene messo a disposizione degli abitanti di Porto 15 per l’abbattimento dei costi di entrata nella nuova condizione abitativa (i depositi cauzionali, le spese per l’arredo, ecc.). Il prestito andrà poi restituito nell’arco dei primi 3 anni di locazione con rate annuali a tasso zero.

Gli spazi comuni

Come ogni cohousing che si rispetti, anche Porto 15 ha una buona dotazione di spazi comuni. Gli spazi comuni rappresentano per una residenza collaborativa non solo il luogo nel quale condividere attività tra abitanti, ma, sopratutto, il punto più interessante, stimolante ed impegnativo di confronto per l’individuazione di un modo col quale gestire questi spazi.
L’esperienza diretta nell’uso degli spazi comuni porta infatti a riflettere non tanto sul cosa viene proposto e fatto, quotidianamente o meno, negli spazi comuni, ma sul come viene fatto (in modo organizzato, rispettoso, pulito, condiviso... ed il significato che ogni singola di queste parole ha per ciascuno dei partecipanti).

Conoscere gli spazi comuni nella loro conformazione fisica rappresenta quindi solo un primo passo per portare a compimento una riflessione più ampia, che coinvolga poco per volta:

  • le potenzialità di ogni singolo spazio (posizione rispetto alla casa nel suo complesso, dimensioni, affacci, luminosità, accessibilità)
  • gli usi possibili degli spazi (e quelli impossibili o in conflitto...)
  • le aspettative che ciascun partecipante ripone su alcuni spazi in particolare
  • lo stile che a tali spazi si vuole dare (colori, arredi, estetica e funzionalità o estetica vs funzionalità... )
  • quanto ciascuno dei partecipanti si sente, ha voglia, ha le capacità di partecipare a pensare e costruire gli spazi
  • la gestione quotidiana di ogni spazio (tramite il semplice buon senso, accordi, regole, eventuali sanzioni, il significato delle parole ordine, pulizia, silenzioso, festa, evento, coinvolgimento, partecipazione, uso individuale...)
  • come funzionano gli spazi? Se salta la luce chi chiamiamo? Accendere e spegnere il riscaldamento, chi butta la spazzatura quando finisce una cena comune?

Dotarsi di spazi comuni trascurando o sottovalutando questi aspetti potrebbe essere controproducente per la vita di un cohousing. Essere consapevoli degli spazi che dovremo gestire aiuterà in modo importante i ragionamenti successivi.

Gli spazi comuni di cui disporrà Porto 15 sono stati correttamente pensati, già nelle prime fasi progettuali, come parti connesse verticalmente e in alcuni casi visivamente tra di loro. Questa connessione risulta piuttosto importante nell’uso comune dei locali, perché li rende facilmente accessibili da parte di tutti gli abitanti e allo stesso tempo, rispetto al rapporto visuale delle parti comuni con i collegamenti condominiali, chiunque, anche solo tornando a casa, è stimolato al passaggio per sapere cosa in quello spazio stia succedendo.

In questo senso l’androne al piano terra, spazio piuttosto alto (4,35 m circa di altezza libera), e di una superficie netta in pianta di circa 40 m2, collegato visivamente con via del Porto da una parte, il corridoio esterno che porta a via don Minzoni dall’altra e al soggiorno comune del primo piano, tramite il foro previsto in progetto, potrà rappresentare il luogo comune o semi pubblico, o di introduzione a Porto 15 per abitanti, ospiti, visitatori.

SEZIONE 3D

Il rapporto visivo tra l’androne al piano terra e il soggiorno comune del primo piano è uno degli elementi caratterizzanti del progetto, che durante il percorso di costruzione della comunità, sarà oggetto di riflessione comune sulla potenzialità e la vocazione rispetto alle destinazioni d’uso dei due spazi. Quanto l’androne potrà essere uno spazio riservato alla sola comunità di abitanti e quanto reso spazio semi pubblico o pubblico (in termini di privacy, rumore, sicurezza, consumi energetici, gestione, pulizia)?

SPAZI COMUNI   FLUSSI INTERNI

Non potendo accedere al cantiere durante i lavori in maniera assidua e continuativa, per motivi organizzativi e di sicurezza, si propone un percorso di ricostruzione degli spazi comuni partendo dalle dimensioni reali dei locali qui rappresentati, per tentare di comprendere nel modo più diretto possibile almeno i confini di questi spazi, e di conseguenza i limiti fisici coi quali ci si dovrà confrontare (il soggiorno può contenere tutti gli abitanti contemporaneamente? la cucina può essere utilizzata da più gruppi che decidono di cucinare insieme? Di che arredi avremo bisogno e come li disporremo nei locali?...).

Partendo dalle dimensioni in pianta di questi spazi, proviamo a disegnarli e a muoverci al loro interno, usando i tradizionali strumenti da cantiere:

strumenti cantiere

La pianta del piano terra, con i due ingressi e l’androne:

PIANO 0

Il primo piano, con il soggiorno, la cucina ed il bagno:

PIANO 1

e la saletta del terzo piano:

PIANO 3

PORTO DENTRO MARSALA copy

In accordo con ACER, Azienda Casa Emilia­Romagna, che segue direttamente i lavori di ristrutturazione dell’edificio di via del Porto 15, al fine di mantenere informati i partecipanti al progetto dell’andamento del cantiere, si è concordato di redigere un report fotografico, aggiornato in modo continuo nel tempo, che coinvolga in particolar modo gli spazi comuni, e che potrà essere visionato da tutti tramite delle slideshow riferite a specifici punti di visuale stabiliti, in attesa della visita al cantiere che si terrà nel mese di settembre.

viste foto piante

viste foto

 

Il piano interrato

L’edificio di via del Porto 15 dispone di un ampio piano interrato, costituito da una serie di ambienti di varie dimensioni ed altezze sufficienti per poter sfruttare i locali secondo diverse modalità.
Con l’esclusione di alcuni locali, con destinazione già definita in fase progettuale e funzionali agli aspetti tecnologici dell’edificio (centrale termica, vani tecnici), la restante parte del piano, qui rappresentata in violetto:

piano interrato

potrà essere oggetto di una elaborazione collettiva e partecipata tra i futuri abitanti di Porto 15.
Partendo dallo studio della soluzione originaria proposta in progetto che prevede la realizzazione di 18 cantine singole, ad occupare quasi tutta la superficie a disposizione:

piano interrato con cantine

se il tema è ritenuto interessante, sarà possibile una rivisitazione di questa porzione di progetto, per arrivare a soluzioni anche molto diverse da quella originaria.
Anche in questo specifico caso, sarà opportuno individuare e proporre destinazioni compatibili con lo spazio definito dai muri esistenti e con la collocazione in un locale interrato privo o quasi di illuminazione naturale, ma comunque ricco di potenzialità anche diverse dalla destinazione a cantina. Ne ragioneremo nei prossimi incontri.

 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc. Mariana Andrei e Isabella Andrei
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                   cecipier Pierpaolo Barresi e Cecilia Trincardi
Ciao! Andiamo a bere una birra insieme e raccontiamoci tutto! :)
 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Matteo Boccali e Gianluca Fazio
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Daniele Cangini e Gina Battista

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benedetta Benedetta Catalini e Niccolai Rizzati
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Enrico Cavicchi

Ciao a tutti, sono perito agrario appassionato di giardinaggio e ho lavorato come design del verde pubblico e privato.

 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Valeria Contegno, Elmahi Bendya, Sofia e Sara Bendya
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 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Alberto De Stefani e Michela Mingozzi
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Valentina Del Greco e Davide Piras  

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 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Massimo Giacchino
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 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Rana Kazan, Salah Safia e Elyn Safia
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Alla Kudryashova 

Appassionata del cinema, tango e giardinaggio. Professionista nell'ambito della comunicazione e del marketing

 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Giuseppe Lacelli
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 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Antonio Liguori e Fatjona Lamje
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 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Rossmery Ana Linares Ramos, Juan Jose Vasquez Quispe e Anamilen Vasquez Linares
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Lucia Mancino e Pietro Saul Mancino

Nati e cresciuti a Toffia (RI),  viviamo a Bologna da neanche due anni ma ce ne siamo già innamorati! Di questa città ci piace tutto: i giardini, i portici, i locali, i colli, l'accoglienza dei suoi abitanti, il senso di comunità´che si respira nei diversi quartieri e l'eterogeneità che li arricchisce. Come non volercisi investire ancor di più´:) !?

 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Michele Mandelli e Alice Marras
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 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Filippo Mantovani
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 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Ilaria Menna
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 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Matteo Negri e Viola Malandra
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 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Andrea Niccolai, Ilaria Lorusso e Boris Niccolai
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Federico Palmas, Giuseppina Ognissanti, Deina e Alma Palmas


Due bolognesi d'adozione e due di nascita,  innamorati della selva turrita e delle sue genti

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Ramona Ruggeri

Linguista di formazione, amo viaggiare e adoro la città dove sono nata.

Educatrice di professione, mi faccio volentieri guidare dalla mia sensibilità sociale e politica in tutte le mie scelte.

Credo nel valore dell'indignazione; trasmettere il senso di comunità fa parte del mio mestiere e credo che condiviso sia tutto più bello!

Non vedo l'ora di conoscervi tutt* meglio :)

 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Leonardo Scandellari, Fabio Luppi e Elena Donati
siamo amici da quando eravamo bambini, abbiamo condiviso tutto e ora condividiamo questa nuova bellissima esperienza
 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Catia Scianguetta
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 Inserisci qui una tua foto, disegno, ritratto, etc.  Alessandra Sciarra e Giordano Valentini
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  Silvia Sitta e Carlo Tognetti
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Leonardo Tedeschi

Bolognese di nascita e per scelta; studio, amo e pratico azioni urbane comunitarie. Vivere è la prima ragion d'essere di una città. Perchè non (ri)cominciare a farlo in comunità?

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