Spazi Comuni: potenzialità e vocazione

COSTRUZIONE, le basi teoriche per una comunità di cohousing

il risultato dei laboratori del 25/06/2016

 

Il nostro lavoro sugli spazi comuni

Comprendere gli spazi, studiarli dimensionalmente e le loro posizioni reciproche nella casa, è servito ai partecipanti ad interrogarsi, collegialmente e divisi in gruppi di lavoro, sulle potenzialità degli spazi comuni.
Da questo lavoro è infatti emerso che non tutti gli spazi sono uguali e possono prestarsi alle medesime tipologie di attività, ma allo stesso modo gli spazi comuni per loro natura devono conservare caratteristiche di flessibilità, adattabilità in funzione delle situazioni e delle attività via via proposte.

 riunione a terra

La schematizzazione degli spazi come sequenza verticale di elementi collegati tra loro in vario modo, unito allo stimolo alla riflessione sul tema della vocazione di tali elementi reciprocamente connessi, ha portato ad una ricca elaborazione, sia di caratteristiche ben definite di alcuni luoghi, di funzioni ed usi stabiliti e spesso coincidenti, e sia di attività e caratteristiche molto generali e ancora non collocabili fisicamente in un preciso spazio.

Sono emerse anche soluzioni architettoniche di dettaglio, contribuendo a costruire in via preventiva un progetto piuttosto integrato ed elaborato del sistema degli spazi comuni del cohousing.

I luoghi sui quali si è incentrato lo studio sono i seguenti:

  • piano interrato
  • androne al piano terra
  • spazi comuni al primo piano
  • piccolo spazio del terzo piano

anche se alcuni gruppi hanno correttamente osservato che anche le scale di collegamento verticale potranno essere una ottima risorsa come spazi comuni disponibili per gli abitanti (per il verde, esposizioni artistiche, installazioni, addobbi, sedute, portariviste, ecc…).

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I gruppi, sollecitati sugli aspetti vocazionali dei luoghi, qui brevemente riassunti:

attività pulite attività sporche
attività esclusive del cohousing attività aperte al pubblico
spazi da usare tutti insieme spazi da usare in gruppi o individualmente a turno
spazi connessi tra loro spazi separabili
spazi con accesso controllato spazi ad accesso libero

 

sono stati piuttosto concordi nell’assegnare gli spazi interrati alle attività prettamente sporche, come laboratori fai da te, cantine, locali deposito biciclette (di particolare valore prevalentemente), che dovranno avere accesso controllato e avranno carattere sostanzialmente privato. Gli interrati dovranno anche ospitare, per molti, uno spazio magazzino alimentare dispensa ad uso di gruppi di acquisto solidale che i partecipanti hanno in animo di organizzare, una lavanderia comune e magari un forno, con canna fumaria annessa, per un laboratorio di panificazione attrezzato.

E’ emersa anche l’esigenza di poter prevedere una zona riscaldata nell’interrato da utilizzare come sala polivalente per musica, video, audio.

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La questione delle cantine è piuttosto interessante e stimolante anche per i prossimi sviluppi ed approfondimenti in tema di regolamenti e accordi reciproci tra gli abitanti.
Rispetto al progetto originario è evidente che l’atteggiamento dei partecipanti è quello di eliminare parzialmente o addirittura completamente le partizioni interne previste inizialmente, per dar luogo a locali più ampi e di libera fruizione, destinando alcuni di essi a cantine. Alcuni gruppi prevedono l’uso di cantine condivise tra più nuclei familiari, ma comunque divise in celle. Altri prevedono l’uso di alcuni locali aperti, attrezzati esclusivamente con scaffali condivisi o suddivisi per settori di competenza.

Altra questione dirimente è quella del ricovero delle biciclette, che richiederà una serie di ragionamenti ulteriori, in funzione delle possibilità accordate e alla disponibilità di altri spazi oltre a quelli già individuati all’interno della casa. Tutti i partecipanti usano la bicicletta quotidianamente e hanno l’esigenza di reperire un ricovero sicuro per il proprio mezzo. Gli spazi interrati, in questo senso, sono stati oggetto di proposta, ma da molti ritenuta insufficiente per soddisfare le esigenze di tutti.

Proposte diverse hanno riguardato interrato, androne, immaginando sistemi di ancoraggio a muro, o la richiesta di disponibilità della strada di raccordo tra l’edificio e la via don Minzoni, con possibilità di sistemare delle rastrelliere piuttosto capienti e fruibili da tutti i residenti del cohousing.

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Androne e spazi del primo piano, collegate tra loro tramite il foro previsto e caratterizzante in modo molto forte il progetto, sono stati percepiti come spazi di molteplici funzioni, da alcuni definiti il vero centro o cuore del cohousing Porto 15.

In particolare l’androne, è stato a volte visto come spazio semi-pubblico, o comunque facilmente apribile agli esterni, con possibilità di dare luogo a vere e proprie attività rivolte al pubblico (caffetteria, spazi informazioni, spazi espositivi, proiezioni). Le riflessioni in questo senso sono state varie, dal pensare ad attività di autofinanziamento per la comunità di residenti, con tutte le implicazioni connesse a permessi, possibilità, opportunità fino ad arrivare ad abbozzare primi sistemi organizzativi delle attività stesse.
Pensiero abbastanza diffuso è stato quello dell’individuazione di referenti delle attività proposte, sopratutto se aperte all’esterno. Il tema della sicurezza, della privacy, della necessità di conservare un certo rispetto dei luoghi e degli abitanti anche non coinvolti dalla singola iniziativa è parso piuttosto forte e necessario. Chi propone una iniziativa, sopratutto che coinvolge esterni al cohousing, si assume la responsabilità del comportamento dei suoi ospiti.

Le proposte sull’androne si sono spinte fino al prevedere un giardino o orto interno, interrogandosi quindi sulla quantità di luce percepibile al suo interno (le due aperture su via del Porto e via don Minzoni saranno interamente vetrate?) o un parziale impiego come luogo deputato alla custodia delle biciclette (lungo le pareti tramite ganci).

Nella visione comune si percepisce come uno spazio poco arredato, o comunque molto flessibile, utilizzabile per le cene comuni di tutti gli abitanti (ognuno porta la sua sedia e si usano tavoli smontabili su cavalletti…), per le riunioni plenarie dei cohousers, per la vita sociale e comunitaria in generale, fino ad essere il luogo deputato sia alla comunicazione interna del cohousing che a quella del cohousing verso l’esterno (bacheche, pareti - lavagna, punto informativo).

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Il tema della comunicazione fisica e visiva tra androne e piano primo tramite il foro praticato sul solaio è stato piuttosto dibattuto e stimolante. Non tutti i partecipanti avevano da subito visualizzato questa caratteristica architettonica e alcuni non hanno dimostrato immediatamente entusiasmo, ponendosi in modo anche molto critico nei confronti di tale scelta. Altri ne hanno percepito le potenzialità, immaginando usi anche molto interessanti.

Il foro determina una perdita di spazio, costringe a percorrere una passerella larga un metro sui tre lati di una stanza, ma offre possibilità di relazione tra due spazi, che si influenzano necessariamente a vicenda.
Dal foro potranno passare voci, suoni, ma anche carrucole, alimenti. Dal foro ci si potrebbe arrampicare tramite una parete artificiale. Il foro potrebbe accogliere un albero, o far passare solo tanta luce in più. Dal foro si può far calare un proiettore, o un tavolo mantenuto in equilibrio da un sofisticato sistema di carrucole che all’occorrenza può chiudere o aprire il buco.

Alcune proposte attorno al buco hanno riguardato la realizzazione di una balaustra-tavolino, in grado di offrire la possibilità di consumare aperitivi o colazioni seduti su sgabelli e affacciati sull’androne sottostante. I corridoi perimetrali potrebbero trasformarsi in piccoli percorsi artistici lungo i quali appendere quadri e opere d’arte di vario genere, oppure ospitare librerie e diventare una piccola biblioteca condivisa e aperta. Il foro potrebbe essere pericoloso per i bambini, così come sedute e sgabelli nelle vicinanze. Bisognerà trovare il modo di far convivere tutti questi aspetti.

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La restante parte del primo piano ha assunto caratteristiche un po’ più private, nell’immaginario più comune dei partecipanti. La presenza della cucina in progetto, oltre al bagno, influenza necessariamente la vocazione e la destinazione d’uso di questi spazi. Non tutti sono convinti di attrezzare d utilizzare da subito la cucina come tale, pur riconoscendone un grande valore simbolico e pratico.

La parte ovest dello spazio comune del primo piano, che comprende una sala, il bagno e la cucina è stata vista anche come area foresteria, generando una interessante riflessione sul significato che ciascuno stava attribuendo alla parola ospitalità, ospite e di conseguenza, ai concetti connessi a tale parola, quali durata, tempo, disponibilità dello spazio per altre attività concomitanti, grado di privacy garantita all’ospite, costi e ricavi… I ragionamenti hanno portato dal prefiguarsi una possibile attività affiliata ai siti di ospitalità a pagamento stile airbnb, all’ospitalità gratuita occasionale, all’ospitalità sistematica a prenotazione, alla foresteria per artisti coinvolti in progetti interni al cohousing, o istruttori o maestri di corsi, ecc.

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In questo frangente è emerso un altro tema piuttosto sensibile ed interessante che è lo spazio da dedicare ai bambini, partendo dalla riflessione se sia necessario destinare uno spazio esclusivamente ai più piccoli. Parte dello spazio del primo piano è stato oggetto di proposta in tal senso. Gran parte delle proposte si sono poi orientate per allestire uno spazio relax, piccola biblioteca, riviste con sedute comode o solo tappeti, particolarmente indicato per gli abitanti più piccoli, al terzo piano. Altri si sono dimostrati più propensi a lasciare che ogni spazio potesse essere in qualche modo fruibile dai bambini, non necessariamente dedicando loro un’area ben precisa e definita.

Il lavoro in condivisione, spazio coworking attrezzato, conservando allo stesso tempo le caratteristiche di flessibilità, è un’altra potenziale destinazione emersa per una porzione del primo piano, sulla quale si dovrà ancora ragionare per combinare le diverse esigenze. In una versione più ridotta e meno pretenziosa, si è avanzata la proposta, che è parsa essere piuttosto condivisa, di allestire un angolo, al primo o terzo piano, dedicato alle stampe, scansioni condiviso, in modo da ottimizzare le spese relative a prodotti di consumo quali toner, cartucce, carta da copie, ecc.

Se lo spazio del primo piano, per le sue connessioni con l’androne, la presenza di una cucina e le sue potenzialità, mantiene un carattere di spazio apribile agli esterni, il piccolo spazio al piano terzo assume connotati molto più intimi e privati.

mi piace tutto

 

Il cohousing prova ad espandersi

Gli spazi comuni proposti non si sono dimostrati sufficienti a contenere la spinta creativa e le necessità spontanee dei gruppi di lavoro che sia individualmente che collegialmente hanno fatto emergere l’esigenza di proiettare il progetto di cohousing verso l’esterno, evidenziando in particolare due aspetti ritenuti molto importanti:

  • avere un luogo aperto e sicuro per le biciclette, localizzato nella strada semi-pubblica di collegamento dall’androne di Porto 15 a via don Minzoni
  • mitigare in modo decoroso e creativo l’affaccio nord sul capannone verso via don Minzoni

don minzoni

L’attenzione dei futuri abitanti in merito della strada su via don Minzoni ed il capannone confinante col lato nord con l’edificio di Porto 15 si è dimostrata piuttosto importante e seria per diverse ragioni.
Il capannone è da molti visto non solo come un problema, per l’affaccio degli alloggi su una copertura curva ingombrante e ricoperta di catrame nero, ma anche come una risorsa nel momento in cui potesse concretizzarsi la possibilità di una concessione in uso dello spazio da parte del Comune di Bologna.
I futuri abitanti, propensi in futuro a costituirsi in associazione, avrebbero l’intenzione di sviluppare progetti di ampio respiro negli spazi limitrofi alla casa ed il capannone potrebbe essere un buon viatico di inizio.

La sistemazione estetica del capannone, qualunque diventi il suo uso, si rende comunque necessaria anche per rendere appetibili gli alloggi che su di esso hanno il principale affaccio, in particolar modo l’alloggio posto al primo piano, che, nelle condizioni attuali, difficilmente troverà partecipanti propensi a diventarne gli inquilini.

capannone nero

La necessità di avere uno sfogo all’esterno per i residenti di porto 15 potrebbe essere combinata con l’esigenza della riqualificazione dell’edificio, con un tentativo comune, concordato e partecipato di investimento che possa produrre benefici per tutti i soggetti coinvolti (riqualificazione estetica, riqualificazione funzionale, mitigazione di un disagio, fruizione di spazi supplementari, conduzione di percorsi partecipati coi cittadini).

OPPORTUNITA' PARTECIPAZIONE BANDO 
 
 
Potrebbero i cohousers partecipare in quanto soggetto privato organizzato (poco realistico per via del poco tempo a disposizione), con l'adesione formale di ASP, e/o si potrebbe chiedere al comune, come ente locale, di partecipare al bando?
 
Il capannone potrebbe diventare il giardino di Porto 15 (e del quartiere!), immaginando una gestione che preveda l'apertura alla cittadinanza in orari diurni. Soluzione ideale per spazio comune all'aperto che potrebbe concretizzare orto e rastrelliere bici!
Potrebbe l'erogazione di questi contributi coprire le spese di trasformazione e riqualifica del luogo in questione? Certo è che Porto 15 in quanto esempio virtuoso di cooperazione tra ente pubblico, terzo settore e privati beneficiari se lo meriterebbe!
 
Il potenziale progetto risulterebbe attinente alla maggior parte dei punti elencati (nuove forme di partecipazione della cittadinanza, processi partecipativi, bilanci partecipati, ecc...), ma in particolar modo alle "trasformazioni urbanistiche e recupero centri storici in ottica di sostenibilità ambientale; modelli collaborativi per lo sviluppo sostenibile e la progettazione di spazi urbani improntati alla cooperazione e co-gestione dei beni comuni urbani; interventi di rigenerazione di spazi pubblici o privati ad uso pubblico, mediante patti di collaborazione tra cittadini e pubblica amministrazione; spazi verdi e naturali; gestione dei rifiuti; risparmio energetico. Tali progetti devono essere riconducibili all’ambito delle politiche di salvaguardia dell’ambiente e del territorio urbano."

terrazzo confronto

Un tetto giardino con percorsi fruibili dagli abitanti, un passaggio semi-pubblico ad uso comune per il ricovero sicuro delle biciclette, un progetto da sviluppare insieme, compreso il reperimento dei fondi, potrebbero rappresentare un ulteriore elemento di qualità dell’iniziativa Porto 15.

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