Aspetti valoriali e pratica quotidiana

LABORATORIO del 09-10/07/2016

Due giornate di lavoro e confronto in un laboratorio centrato sulla gestione della casa, sull’assunzione personale e collettiva di responsabilità, sulla valorizzazione delle competenze.

 Aspettative, più o meno...

Lo studio degli spazi fisici ci ha portato ad individuare delle funzioni, mediate tra le potenzialità dei luoghi e le aspettative (soddisfatte o meno) di ciascun partecipante al progetto.
Infatti, se da una parte gli spazi ci suggeriscono delle funzioni per proprie caratteristiche intrinseche (dimensioni, posizione reciproca rispetto a gli altri spazi, luminostà, ecc.), le aspettative che ciascuno dei partecipanti porta con sé nel progetto hanno la forza di veicolare l’individuazione di alcune attività e usi, anche molto diversi tra loro, per ciascuno spazio.
Lasciando per un momento da parte l’aspetto fisico e concreto degli spazi e concentrandoci in particolar modo sulle funzioni e le possibili attività emerse negli scorsi laboratori, abbiamo costruito una mappa che tenta di riassumere quanto registrato fino ad oggi.

mappa spcom

Ci sembra importante ragionare sulle aspettative, formatesi già per ciascuno dei partecipanti ancora prima di studiare i luoghi, e che in questi mesi probabilmente si stanno consolidando, modificando, stravolgendo.
Quanti di noi rincorrono a tutti i costi un giardino che non c’è? Quanti pensano con forza ad una attività all’interno di porto 15, come una caffetteria, un teatro, una palestra? E se il bagno cieco resta tale, che faccio?

Ha poi così senso tentare di concentrare a casa propria o nel proprio cohousing molte delle cose che già il quartiere in cui abiti offre di suo? Ha forse più senso contribuire a sviluppare le attività già presenti, o offrire cose che non ci sono, più che sforzarsi di creare piccoli cloni costretti in spazi a disposizione? E quanto tempo ciascuno dei partecipanti ha realmente a disposizione per organizzare delle attività? Che differenza c’è tra organizzare e partecipare?

In un cohousing l’impegno personale ha un grande valore, così come saper amministrare le proprie energie, saperle centellinare, dare loro una efficacia reale e utile al progetto. Disperdere energie in un progetto che ne richiede di continuo può essere piuttosto controproducente. L’invito alla riflessione sulla mappa alla luce di questi ragionamenti sarà molto utile per dar luogo ad un lavoro forse più di sottrazione che di moltiplicazione.

L'immagine sotto è quanto emerso dal laboratorio. Il lavoro fatto è stato ragionare e valutare se le varie attività sono facilmente realizzabili, se possono trovare uno spazio all'interno di Porto 15, se ci sono cose a cui il gruppo tiene particolarmente o altre a cui si può rinunciare.

 

Il cohousing ha un suo stile

A prescindere dall’amicizia tra i partecipanti, dai favori personali reciproci, dalla disponibilità caratteriale, il cohousing è un progetto che in qualche modo ha una sua esistenza indipendentemente dal singolo partecipante, che non si basa solo sugli affetti, sulla sintonia personale.
Il progetto ha una sua identità che i partecipanti contribuiscono a delineare e in coerenza con la quale ciascuno si muove all’interno del progetto stesso, a prescindere dai singoli rapporti personali.

a b c

d e f

Si tratta di una identità piuttosto concreta, fatta di cose da fare, spazi da gestire, energie da spendere, e sopratutto di criteri condivisi che guidano il fare le cose.

Dopo aver ragionato sul cosa fare, quindi passiamo al come fare. E’ qui infatti che si gioca molto dell’identità di un cohousing. Qualunque cosa si faccia o viene proposta, il cohousing ha un suo stile per affrontarla e renderla concreta, efficace e compiuta in tutti i suoi aspetti. E qui ritroviamo, forse in modo più concreto e applicato, i concetti di visione, missione ed obiettivi che abbiamo già affrontato in laboratori precedenti e che rivedremo più volte durante i nostri appuntamenti.

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Gestione

Una delle differenze sostanziali tra un normale condominio ed un cohousing, non è tanto data dalla disponibilità di spazi supplementari rispetto al proprio alloggio, né dalla disponibilità di attrezzature o svaghi che in altri luoghi non ci sarebbero. Il cohousing, cioè, non si può riassumere esclusivamente nel concetto di dotazioni di spazio, di spazio in più rispetto ad altre forme abitative.

Una delle caratteristiche principali di questo tipo di residenze, che si chiamano collaborative housing non a caso, è la collaborazione nella gestione di spazi che sono di uso comune.
Riuscire in modo efficace e soddisfacente a gestire degli spazi in modo collaborativo è la caratteristica non banale e non scontata del cohousing.

Definire un modello di gestione degli spazi in condivisione è una delle sfide più difficili ed interessanti da affrontare e rappresenta uno degli elementi maggiormente caratterizzanti l’identità del cohousing.

Uno spazio comune è normalmente in ordine o deve essere messo in ordine all’occorrenza?
Chi fa le pulizie delle parti comuni? Quanto pensiamo di delegare certe incombenze ad esterni?
Come pensiamo di occuparci di arredare gli spazi? Autocostruzione? Negozi? Riuso?
Abbiamo bisogno di regole scritte? Ci rendono più tranquilli? E se qualcuno non le rispetta che si fa?
Abbiamo bisogno di una forma organizzativa ben definita? Saremo una associazione di abitanti? Abbiamo bisogno di rappresentanza?
Esisteranno dei gruppi di lavoro?
Quanto posso essere utile nel progetto e in cosa?
Quanto mi interessa occuparmi degli aspetti pratici della conduzione della casa?
Quanto mi posso impegnare nella gestione quotidiana? E’ meglio che altri se ne occupino sotto compenso?
Esisterà una banca del tempo? Un’ora di pulizie vale un’ora di lezione d’inglese o una cena?
Facciamo i conti in modo rigoroso o no?